DEADLY CARNAGE – Manthe

 
Gruppo: Deadly Carnage
Titolo: Manthe
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST

  1. Drowned Hope
  2. Dome Of The Warders
  3. Carved In Dust
  4. Beneath Forsaken Skies
  5. Il Ciclo Della Forgia
  6. Electric Flood
  7. Manthe
DURATA: 48:33
 

Non mi occupo spesso di gruppi italiani, ma sono sempre molto curioso di ascoltare cosa succede a casa in questo periodo di lontananza. Di conseguenza, quando mi è stato chiesto di recensire il terzo album del progetto romagnolo Deadly Carnage, ho accolto la proposta con grande gioia.

Da tempo il gruppo ha esteso il suo sound ben al di là dei territori del black metal, e lo stesso bassista Fabio Arcangeli (Adres) definisce ormai la band come un ibrido tra post-black e doom, due delle mie passioni maggiori. Colpevolmente, non conoscevo i loro lavori del passato, ma ho avuto tutto il tempo per recuperare le altre perle della loro discografia (fra cui il disco precedente "Sentiero II: Ceneri"). I Deadly Carnage sono oggi una realtà piuttosto affermata dell'underground locale e uno dei nomi di punta dell'etichetta italiana ATMF.

"Manthe" è un'opera completa, un viaggio estremamente sentito attraverso i reami più oscuri del metal e oltre, sempre mantenendo alta la cura ai dettagli sonori. Il video di "Dome Of The Warders" ci fornisce un'idea del contesto in cui si sviluppa l'universo concettuale della band, in bilico tra scenari autunnali e fredde tempeste di neve. Con quasi dieci anni di carriera alle spalle, la formazione sa benissimo come mettere in risalto i propri punti forti (spicca l'impressionante performance vocale di Marcello). Dal punto di vista musicale non manca davvero niente, il disco parte relativamente piano con "Drowned Hope" (che a me ha ricordato allo stesso tempo Novembre e Frostmoon Eclipse), per poi trasformarsi in ogni brano. "Manthe" non somiglia mai a se stesso, è una creatura inafferrabile, abbiamo qui i Katatonia, lì gli Agalloch, lì ancora delle suggestioni extra-metal (non nuove nell'orizzonte dei Romagnoli); in sostanza, abbiamo i Deadly Carnage, una band che porta avanti il suo sound in maniera sapiente e senza sbavature.

Come preferenza personale, metto "Beneath Forsaken Skies" in cima alla lista per il suo ritmo doom insistente e pieno di sofferenza, a livello testuale qui siamo nell'area del gothic-doom in cui si lamenta la scomparsa della persona amata. Come d'abitudine, anche in questo disco i Deadly Carnage inseriscono una canzone in italiano di ottima fattura, "Il Ciclo Della Forgia", nella quale si sentono addirittura un po' di Opeth di fine anni '90-inizio '00. La successiva "Electric Flood" è la chiamata alle armi, il black metal che si lancia all'attacco del palazzo celeste come da tradizione, prima di un ponte più post- verso la metà. Il pezzo che porta il titolo dell'album è forse il più post-metal del lotto, la giusta conclusione del viaggio, nella quale i Deadly Carnage esplorano ogni angolo della loro proposta in una quindicina di minuti circa, andando più volte oltre il metal.

Come punto debole, segnalerei l'inglese a volte un po' incerto in alcuni dei testi, ma questa non è una novità negli ambienti metal non di madrelingua inglese. Il disco tuttavia è di valore musicale ineccepibile e auguro ai Deadly Carnage di continuare a fare così bene, "Manthe" è già entrato nella mia lista dei dischi dell'anno.

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