DEADSMOKE – Deadsmoke

 
Gruppo: Deadsmoke
Titolo: Deadsmoke
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Heavy Psych Sounds
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TRACKLIST

  1. Branches Of Evil
  2. Eyes Of The Blind Man
  3. Liar Behind Me
  4. Tornado
  5. Night Of The Vipers
DURATA: 32:57
 

Barbe importanti, distorsioni profonde e ritmi cadenzati e stordenti costituiscono gli ingredienti base del disco eponimo d'esordio del trio italiano Deadsmoke, sotto l'egida della nostrana Heavy Psych Sounds che dà alla luce il capitolo più pesante e torbido del proprio catalogo: fumi opprimenti e narcotizzanti sulla scia di quanto insegnato dagli Sleep e per certi versi dagli Electric Wizard, senza mai cadere in banalità o assonanze grossolanamente marcate con i mostri sacri del genere.

Si parte con i riff oscuri di "Branches Of Evil", fra i quali emergono presto i primi elementi di psichedelia e le prime campionature: questi non diventano mai elementi troppo invasivi nel corso dell'opera, ma contribuiscono a regalare movimento laddove movimento non c'è e ad aumentare la sensazione di ottundimento che l'ascoltatore è portato a sperimentare durante l'ascolto. "Eyes Of The Blind Man", nonostante il riffing a tratti non originalissimo, gode di un'ottima alternanza vocale fra canto pulito e grida sgraziate, mentre "Liar Behind Me" si snoda fra riff più marcatamente sabbathiani e urla che riverberano lontane laddove l'atmosfera del brano si fa via via più greve e irrespirabile. Nelle ultime battute del pezzo emerge qualche mancanza a livello di registrazione, fin qui ben mascherata: i passaggi finali avrebbero potuto essere davvero megalitici, ma le chitarre non riescono a raggiungere la dimensione sonora a cui certe correnti doom ci hanno ormai abituato.

"Tornado" è una traccia più riflessiva e psichedelica, le campionature e i sintetizzatori diventano protagonisti e regnano sovrani negli ultimi minuti, alternandosi bene con "Night Of The Vipers", con cui i Deadsmoke suggellano egregiamente il disco, offrendo un'ultima differente faccia della medaglia: a un incipit quasi sacrale si avvicenda un riff pesante e al tempo stesso melodico, a cui fa seguito un'inattesa chitarra solista. Le urla lontane del cantante Matteo che si perdono nei rumori di fondo chiudono un disco di grande valore, grazie a trenta minuti di sludge ben composto, i quali introducono nel panorama italiano ed europeo una band che — con qualche accorgimento e perfezionamento — può davvero far parlare di sè nei prossimi anni.

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