DEATH TRIBE – Beyond Pain and Pleasure: A Desert Experiment

Gruppo:Death Tribe
Titolo:Beyond Pain and Pleasure: A Desert Experiment
Anno:2019
Provenienza:Paesi Bassi
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Hollow
  2. Beyond Pain And Pleasure
  3. Implode Explode
  4. Neurotic Breakdown
  5. Psychopathetic
  6. Death Blues
  7. Narcissist Bastard Nation
  8. Nuclear Hate
  9. Face The Facts
DURATA:36:25

La storia di Anthony Kaoteon forse non è nota a tutti, ma qualche tempo fa se ne parlò in giro sulla stampa dedicata al metal e alla musica in generale. Il polistrumentista originario di Beirut, già membro dei Kaoteon, nel 2015 ha fondato il proprio progetto solista Death Tribe e da qualche tempo si è stabilito a Utrecht. Dopo alcuni anni di lavoro, ecco la sua prima fatica autoprodotta con il nuovo monicker, Beyond Pain and Pleasure: A Desert Experiment.

Vari musicisti hanno collaborato con lui in studio (il disco è stato messo insieme a Dubai), in particolare Linus Klausenitzer degli Obscura al basso e Mattias Landes dei Dark Fortress alla batteria. Più che un vero e proprio album, il disco è strutturato come una sorta di compendio delle riflessioni di Anthony sulle persone che lottano e muoiono per i diritti, opponendosi ai soprusi dei religiosi o degli uomini forti di turno, in cui praticamente ogni brano è interpretato da un diverso cantante: si va dal suo collega nei Kaoteon Walid Wolflust fino a nomi come Adnan Mryhij (Svengali) e Abou El Zahab (Ascendant); un’interessante panoramica con alcuni dei personaggi del sempre più solido — e torchiato — universo metal dell’Asia occidentale.

Le immagini di distruzione di “Hollow” (messe in scena nel video dall’onnipresente Costin Chioreanu) ci danno il benvenuto nell’esperimento del deserto, un esperimento che punta a portarci alla scoperta del Male, oltre i concetti di dolore e piacere. L’eclettismo e la varietà dei cantanti si riflette anche nei brani, si va dal thrash-death incazzato di “Narcissist Bastard Nation” e “Implode Explode” fino addirittura allo heavy metal di “Death Blues”, il ventaglio di influenze si estende dagli evidenti Behemoth fino a cose come Melechesh e Malevolent Creation.

Complimenti ad Anthony Kateon per essere riuscito a mettere insieme questo esperimento con una squadra di tutto rispetto, a questo punto non ci resta che augurargli il meglio per le sue attività future nei Paesi Bassi. Siamo curiosi di vedere in che modo si evolverà il progetto Death Tribe nel prossimo disco, che sarà molto probabilmente un’altra legnata sui denti.

«A damaged brain, 
Crowned by fame, 
Mesmerized with no aim, 
Auto satisfied, 
Self denied, 
Hypnotized with no shame, 
The vicious truth of a long lost youth, 
Blaming the world of your own abuse, 
A lifeless life consumed by choices, 
A fake freedom in a prison of blame.»

(da “Face The Facts”)

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