DEATHENING – Chained In Blood

DEATHENING – Chained In Blood

Informazioni
Gruppo: Deathening
Titolo: Chained In Blood
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Rakamarow
Contatti: facebook.com/Deathening
Autore: Mourning

Tracklist
1. Self Impaled
2. Slave To The Kill
3. Bleed
4. Terminal Retribution
5. Beast Inside
6. The Living Burn
7. Ether
8. Prepare To Die
9. Lights Out
10. Butchered Souls Of No Tomorrow
11. Final Pearce Disdain
12. Cease

DURATA: 46:14

Devo essere sincero, il nome Deathening non mi diceva proprio nulla, sono arrivato ad ascoltare la musica di questi svedesi per puro caso, attirato dal fatto che il gruppo vede al suo interno ben tre membri dei defunti Murderplan e del gruppo stoner Supraload: parlo del batterista Arnold Lindberg e dei chitarristi Niklas Fridh e Pål Callmer. A completare la formazione del quintetto vi sono il bassista Pär Hallgren e il cantante Kalle Johansson, quest’ultimo con un passato trascorso negli ormai sciolti Embraced.

I Deathening sono musicisti che hanno già detto la loro all’interno del panorama melodic death e che hanno all’attivo un primo album, “Open Up And Swallow”, che però non ho avuto modo di ascoltare, mi sono quindi fiduciosamente approcciato alla loro proposta, sperando di non ricevere una delusione dato che in questo ambito è sempre dietro l’angolo. Per fortuna posso affermare che la Svezia ha ancora molto da dire e da donare alle nostre orecchie, questo secondo capitolo “Chained In Blood” n’è ulteriore testimonianza. Chiariamoci: il disco è in tutto e per tutto legato allo stile Anni Novanta e miscela le scorribande del death e l’adrenalina dell’attitudine thrash della scuola di Gothenburg, palesando a più riprese le influenze originarie che forniscono ai pezzi in apertura come “Self Impaled” e “Slave To Kill” una carica detonante; soprattutto il secondo si fa valere grazie alla prestazione eccezionalmente incisiva sfoderata da Kalle dietro al microfono. Non vi sono pertanto novità o variazioni sul tema a rendere maggiormente appetibile la proposta, al contrario è il D.N.A. estrapolato da quel mondo nei suoi aspetti fondamentali, ad esempio lo sviluppo delle melodie e la cura nei cambi di tempo, a farne un lavoro gradevolissimo.

La scaletta, tralasciando un paio di lungaggini evitabili, non mostra dei cali evidenti, offre invece alcuni episodi interessanti come “Beast Inside” (nella quale è ancora la voce di Kalle a farla da padrone), “The Living Burn” (la cui sezione melodica andrebbe fatta ascoltare agli Arch Enemy per ricordare loro come si compone una canzone decente) e l’accoppiata che vede susseguirsi le arcigne e pestate “Prepare To Die” e “Lights Out”. A mio avviso questi brani sono più che sufficienti, dato anche l’andazzo odierno, a far sì che “Chained In Blood” trovi i meritati riscontri presso gli appassionati del genere. Un plauso va fatto alle due asce, Niklas e Pål, che in più di una circostanza si dimostrano alquanto competenti anche nell’adornare i brani con pregevoli aperture solistiche, alle volte talmente ben fatte da ricordare il periodo d’oro del signor Michael Amott, che ahimè non ci farà più rivivere.

I Deathening sono una sorta di oasi felice che ci ripara dalle intrusioni delle voci femminili pulite non volute e dai ritornelli assurdamente frivoli e alle volte al limite con l’attitudine alla Justin Bieber, che ci tiene lontani dall’ennesimo inutile break di stampo “core”, sono ciò che uno desidera avere all’orecchio quando pronuncia il termine “melodic-death”. Certamente è possibile trovare a “Chained In Blood” qualche piccolo difetto, ma se amate il genere ne apprezzerete le doti: è solido, melodico e soprattutto death. Godetevelo!

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