DEATHQUINTET – Godwork

 
Gruppo: Deathquintet
Titolo: Godwork
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. For The Love
  2. Broken Hands
  3. Crawl On Your Feet
  4. My Burden
  5. As The Canvas Frays
  6. Cross My Heart
  7. Nothing
  8. Standing Outside All
  9. Let Us Die Together
  10. Alfa & Omega
  11. Crawl On Your Feet [traccia bonus]
  12. My Burden [traccia bonus]
DURATA: 50:07
 

I Deathquintet sembrano essere i Sargatanas Reign che hanno soltanto cambiato nome e dopo quindici anni di attività e due album alle spalle ("Euthanasia… Last Resort" e "Bloodwork – Techniques Of Torture") si rifanno vivi con una nuova veste e un nuovo disco. "Godwork" pare sia figlio di una fase di transizione non ancora conclusa.

La proposta del quintetto scandinavo fondato e capitanato dal chitarrista Kristoffer Andersson (Nefandus e The Legion) è brutale ma non rinuncia alla melodia: in parte spinge, attingendo e utilizzando i suoni e le cadenze care alla vecchia scuola, e in parte si rifà a filoni più moderni e dai tratti hardcore, cercando di variare il più possibile il proprio impatto e adoperando ben cinque cantanti dietro al microfono. Oltre al titolare di ruolo Petter Haukland, troviamo infatti gli ospiti Tomas Linberg, Roberth Karlsson, Mathias Lillmåns e Joakim Göthberg, tutti artisti che non hanno di certo bisogno di presentazioni. I pezzi offrono fasi in cui è il groove a dominare, altre più ruvide e dirette e altre ancora nelle quali spicca un approccio melodico importante, risultando però discontinui nell'intento.

In "Godwork" la commistione di aria svedese e floridiana non fa mancare la grinta, peccato però che in un paio di occasioni si abbia la strana impressione di ascoltare una raccolta di materiale di vari periodi più che la fatica di una realtà pronta a rimettersi in gioco. Pur apprezzando episodi quali "My Burden" o "Cross My Heart" e nel complesso la scaletta, che risulta essere tutt'altro che una disdicevole compagnia, viene da pensare che l'album avrebbe reso e divertito di più se fosse stato incentrato totalmente sulla cattiveria old school che ne caratterizza la seconda parte.

Quale sarà il futuro dei Deathquintet? È da vedere, poiché il cantiere è decisamente aperto e rimane da capire quale direzione decideranno di percorrere. Al momento strappano un passaggio nello stereo, ma niente di più: gli Svedesi dovranno sgobbare e fornire prove solide per ottenere il posto fisso.

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