DEATHROW – Through A Cold, Endless Winter – 7 Years Of Torment

Gruppo:Deathrow
Titolo:Through A Cold, Endless Winter – 7 Years Of Torment
Anno:2012
Provenienza:Italia
Etichetta:Lo-Fi Creatures
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. My Cold World
  2. Neverending Rain
  3. Rivers Of Foreshadowing Demise
  4. Deceit
  5. Words Untold II
  6. A Dying Tyrant
  7. Forged In White Renaissance
  8. Beholding Evil
  9. The Claws Of Time [cover Darkthrone]
  10. Watain [cover Von]
  11. Nigredo
  12. The Sentinel
DURATA:01:06:03

Deathrow è il progetto solista di Thorns, al secolo Gionata Potenti. Chi tiene d’occhio un minimo l’ambiente Black Metal avrà già sentito più volte questo nome, per chi invece non lo conoscesse potrei citare gruppi di cui fa o ha fatto parte quali Frostmoon Eclipse, 11 As In Adversaries, Macabre Omen, Tumulus Anmatus e molti altri. La nostrana Lo-Fi Creatures ci porta all’attenzione questa one man band con una compilation di brani inediti e non registrati nel corso degli anni intitolata Through a Cold, Endless Winter – 7 Years Of Torment.

La differenza tra i pezzi più datati e quelli più recenti rende possibile notare l’evoluzione sviluppata nel tempo: da un lato troviamo un’evidente devozione al passato di tracce quali la lenta e malvagia “Beholding Evil”, le più dirette e dinamiche, a tratti quasi Punk nelle ritmiche, “Forged In White Renaissance” e “The Sentinel”, o delle due cover presenti nel disco (“The Claws Of Time” dei Darkthrone, molto simile all’originale, e “Watain” dei Von); dall’altro abbiamo un sound più pulito e studiato che prende forma nel trittico iniziale e in “Words Untold II”. È proprio in questi brani che Thorns dà il meglio, sfruttando tempi in genere lenti (con l’eccezione di “Neverending Rain”) — che riecheggiano vagamente certo Doom Metal malinconico e atmosferico — e una chitarra solista che appare spesso e che insieme a un basso ben sfruttato regala momenti d’oro (“My Cold World” è un perfetto esempio di ciò).

Per non farci mancare niente, Deathrow ci propone anche la sua idea di Ambient, che non si limita ai due intermezzi (molto bello “A Dying Tyrant”, interamente in organo) ma anzi trova uno spazio non indifferente negli undici minuti della fredda e grigia “Nigredo”; il pezzo è tratto dallo split con Moloch, progetto di cui vi ho parlato non molte settimane fa, e si adatta alla perfezione alla proposta dell’ucraino. Anche la produzione varia: se la parte più nostalgica del Black Metal dei bei tempi ha un suono più grezzo e sporco (“The Sentinel”, inedita e con una performance vocale degna di nota, raggiunge il culmine sotto questo aspetto), in quella più moderna è possibile notare una maggiore cura e pulizia.

Se lo scopo delle compilation è quello di far conoscere diversi aspetti di una band, con questo disco posso dire che l’obiettivo è stato raggiunto, anche grazie all’eccellente presentazione stampata sul digipak. Per chi fosse interessato a conoscere Deathrow, questo è un ottimo biglietto da visita: starà poi a voi capire quali lavori possano essere di vostro interesse. L’album può risultare interessante anche per chi già apprezza il progetto, in quanto sono presenti ben sei inediti e molti dei brani pubblicati sono rarità.

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