L'esordio col botto dei Decem Maleficivm

DECEM MALEFICIVM – La Fin De Satán

Gruppo:Decem Maleficivm
Titolo:La Fin De Satán
Anno:2019
Provenienza:Cile
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. The Ceremony
  2. Instinct
  3. La Fin De Satán
  4. After The Chaos
  5. The Birth Of The Cursed Book
  6. Denial Tragedy
  7. Before The Chaos
DURATA:43:37

Confesso di non aver ascoltato nulla dei Decem Maleficivm prima di essermi avvicinato a La Fin De Satán, ma credo di essere parzialmente scusabile alla luce del fatto che si tratta di materiale difficilmente reperibile, vecchio di più di dodici anni e da cui la formazione cilena ha almeno parzialmente preso le distanze. Il sestetto di Santiago ha alle spalle una strada piuttosto tormentata: formatosi nella capitale sudamericana esattamente vent’anni fa, tra il 2000 e il 2007 ha pubblicato un demo e un EP, prima di sciogliersi per quasi dieci anni. È solo nel 2016 che, riattivato il progetto, iniziano i lavori per il primo vero e proprio album, che arriva nell’autunno di tre anni dopo per l’ormai lanciatissima LADLO.

La Fin De Satán è quindi il debutto di una band con parecchi anni di gavetta sul groppone, che si sentono tutti nota dopo nota, perché è evidente fin dal primo ascolto che i cileni sono in totale controllo dei propri mezzi e sanno quello che vogliono e come fare per ottenerlo. Il black metal dei Decem Maleficivm si fonda su una matrice estremamente melodica, quasi goth, che di quando in quando sfora in territori anche piuttosto lontani: un cantato recitato qua (“The Ceremony”), aperture al limite del depressive rock là (“The Birth Of The Cursed Book”) e melodie di chitarra sparse un po’ dappertutto che sembrano richiamare certo doom melodico di scuola finlandese, di quella roba che si poteva trovare su Firedoom a metà anni 2000; guarda un po’, proprio il periodo di attività originale dei sudamericani. Tutto quanto viene impacchettato in atmosfere sospese a metà tra i Dimmu Borgir di fine anni ‘90 e le sfuriate prese di peso dal black svedese, e il risultato di così tante sfumature e intuizioni diverse a stretto contatto finisce per essere un potpourri che, insospettabilmente, funziona senza intoppi dall’inizio alla fine.

Forse indecisi sulla strada da prendere, o forse consapevolmente in cerca del punto di contatto tra Norvegia, Svezia, Finlandia, black, doom, tastiere, chitarre, scream e vocioni declamatori, i cileni non solo stupiscono, ma convincono anche senza riserve sotto tutti i punti di vista. Un artwork curato realizzato dal misconosciuto Melek Rsh Nvth IX fa da cornice a testi semplici, ma al tempo stesso ricercati e pregni di esoterismo e spiritualità, mentre la produzione, realizzata in uno studio di Santiago, dà corpo in modo perfetto a tutti gli strumenti e a tutti i dettagli. Con tutti gli scongiuri del caso, c’è da sperare che la fine di Satana in questo caso sia solo l’inizio del cammino dei Decem Maleficivm, e che questo disco non resti un caso isolato.

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