DECONSTRUCTING SEQUENCE – Cosmic Progression: An Agonizing Journey Through Oddities Of Space

 
Gruppo: Deconstructing Sequence
Titolo: Cosmic Progression: An Agonizing Journey Through Oddities Of Space
Anno: 2018
Provenienza: Polonia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Lifeforce Awakens
  2. V4641 Sgr
  3. Memories Of The Sun, Memories Of The Earth
  4. My Way To The Stars
  5. Dark Matter
  6. Luminous (In The Process Of Merging)
  7. Heading To The Virgo Constellation
  8. Supernova (The Battle For Matter Begins)
  9. Run Starchild…You Are Free Now!
DURATA: 54:26
 

Quando si esprime una valutazione negativa di un disco c'è sempre una motivazione forte che guida la recensione. La produzione pessima; la qualità del materiale proposto; la debolezza strutturale; l'assenza di una direzione precisa; la tecnica strumentale approssimativa. Non è complesso costruire un'argomentazione partendo da uno di questi spunti; anzi, l'individuazione del tallone d'Achille dell'album trasforma un'operazione sovente misera ed emotivamente comunque complessa in un'esperienza distaccata, direi professionale. Il disco X non soddisfa il criterio Y, di conseguenza non è possibile valutarlo positivamente.

Con il duo polacco Deconstructing Sequence, le acque si fanno decisamente torbide. Il loro disco di debutto, dal titolo lunghissimo "Cosmic Progression: An Agonizing Journey Through Oddities of Space", seguito di due ep già trattati su queste pagine, è frustrante, un'opera dal potenziale immenso che riesce a conquistare solamente a tratti, la trebisonda perduta in un coacervo di intuizioni infelici, sintomo di una schizofrenia musicale vagamente disturbante.

Dalla descrizione fornita, il gruppo dovrebbe cimentarsi in un Black-Death Metal con derive Progressive. Nei fatti "Cosmic Progression" ha poco del primo e solo alcuni, banali, tratti del secondo, mentre calca la mano sull'elemento sperimentale, talvolta perdendo di vista la coesione e la fluidità sulla lunga distanza. In aggiunta, è sempre utile rammentare come un lavoro di ricerca non debba per forza essere completamente estraneo alle regole della scrittura musicale di qualità; tale principio fondante è sfortunatamente dimenticato con frequenza preoccupante.

La gestione di diverse influenze, in particolare, dovrebbe essere funzionale all'arricchimento della proposta radicata, in ogni caso, nei generi prescelti. I Deconstructing Sequence invece sembrano interessati a dimostrare la loro bravura strumentale (innegabile) e la loro libertà intellettuale, che li vede, nel giro di poche tracce, abbracciare un synth pop dall'elettronica post-sovietica, i riff mononota e monocordi del metalcore, la velocità del brutal death e infine una rilettura alquanto fantasiosa delle partiture orchestrali di Dimmu Borgir ed Emperor. Il risultato? Una confusione che, seppur non noiosa, impedisce di imprimere nella memoria un singolo passaggio, eccezion fatta per le pesanti intrusioni dei cori sintetici e il suono del rullante, fastidioso e artefatto (sarà questo il significato che si cela dietro all'aggettivo «agonizing» del titolo?)

Proprio dal dettaglio riguardante la batteria si può intraprendere la discussione concernente la produzione. Nel tentativo di tenere sotto controllo un paesaggio sonoro ricchissimo, i Deconstructing Sequence hanno commesso alcuni errori di valutazione, come, appunto, la regolazione dei suoni e dei volumi della batteria, la quale, purtroppo, è costantemente in primo piano. Martella i timpani dall'inizio alla fine, in primis quando i bpm schizzano verso l'alto. Sembra che vi sia una volontà d'acciaio nel suonare le partiture ritmiche con il maggior vigore possibile, ignorando bellamente la dinamica, le sfumature, gli accenti. Lo stesso dogma non è, però, applicato alle sei corde, soverchiate dai blast beat continui che velano tele di chitarra pulita di fattura pregevole. Appena attaccano la distorsione, invece, poco è perduto: ogni qualsivoglia tocco di eleganza è soffocato da una mediocrità compositiva disarmante: davvero, con tutto il talento di cui sono dotati i nostri due polacchi, la loro soluzione più brillante per colmare i vuoti nelle tracce è un chugging senza senso e direzione? Soffrono così tanto di horror vacui da non poter lasciare nemmeno un istante in cui non sia nulla in perpetuo movimento? Ed è un peccato capitale: nelle occasioni in cui i pianeti si allineano, le menti pensano in modo chiaro e le mani seguono con precisione gli ordini impartiti, si rivelano delle epifanie musicali che dicono molto sulle reali capacità dei Deconstructing Sequence.

In conclusione, che occasione sprecata! "Cosmic Progression" mantiene meno di ciò che promette, essendo più atto che potenza. La consolazione è che la band polacca ha un futuro roseo davanti, disco di debutto a parte, che come sosteneva anche lo scrittore sudamericano Garcia Marquez è sempre bruttino. Nessuno scrive un capolavoro alla propria opera prima, che, al contrario, è un'ottima scuola per conoscere i propri limiti. I Deconstructing Sequence sono giovani, sono bravi, sono — idiosincrasie a parte — estremamente visionari.

Possiamo concedere loro il lusso di aspettarli. Una seconda possibilità la si concede a tutti.

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