DEEDS OF FLESH – Reduced To Ashes | Aristocrazia Webzine

DEEDS OF FLESH – Reduced To Ashes

 
Gruppo: Deeds Of Flesh
Titolo: Reduced To Ashes
Anno: 2001
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Unique Leader Records
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TRACKLIST

  1. Reduced To Ashes
  2. Infested Beneath The Earth
  3. Avowed Depraved
  4. Empyrean
  5. Human Trophies
  6. Banished
  7. Disinterred Archaic Heap
  8. The Endurance
DURATA: 46:32
 

I Deeds Of Flesh, formazione guidata dal chitarrista-cantante Erik Lindmark, sono una corazzata brutal che si può amare o odiare, ma non le si può negare il fatto che abbia sinora dato alla luce dischi di buona qualità. A titolo personale, non ho apprezzato particolarmente la svolta esageratamente tecnica portata a compimento dapprima con "Of What's To Come" (2008) e successivamente con "Portals To Canaan" (2013), tuttavia si iniziò a intuire l'imbocco di quella direzione già in seguito alla cruda e marcescente terza prova "Path Of The Weakening" (1999). Infatti con l'uscita di "Mark Of The Legion" (2001) lo stile compositivo del gruppo assunse una piega leggermente più intricata, battendo una simile strada anche in occasione di "Reduced To Ashes" (2003) e "Crown Of Souls" (2005), album che potremmo quindi definire preparatori a ciò che sarebbe poi divenuto e che oggigiorno è.

"Reduced To Ashes" è forse uno dei capitoli più contraddittori della discografia dei Deeds Of Flesh, potremmo considerarlo l'anello di congiunzione fra il vecchio e il nuovo, data la sua doppia natura, una sorta di via di mezzo costante. Da un lato si poteva ancora impattare con la furia e la cattiveria classiche dei Deeds Of Flesh, peraltro alimentate anche dai devastanti rallentamenti che fanno di brani come "Infested Beneath The Earth" e "Avowed Depraved" ascolti impossibili da non amare; dall'altro era palese quanto il riffing di Lindmark stesse puntando e ricercando l'utilizzo di soluzioni maggiormente convulse e intrecciate, da far viaggiare sullo scatenato, spietato e decisamente sempre più dinamico operato di Mike Hamilton dietro le pelli, aspetti entrambi riscontrabili all'interno di "Empyrean" e nella lunga suite conclusiva "The Endurance". Proprio quest'ultimo brano rappresentava la chiara voglia di varietà e cambiamento del gruppo, evidenziandone però i limiti, una fase di mutamento in cui i tasselli in grado di combinare al meglio velocità, tecnica e un'esposizione costantemente difforme non erano ancora del tutto allineati.

"Reduced To Ashes" è quindi un lavoro di media levatura, nel quale non mancano piacevoli spunti sia per chi ha adorato la parte più brutale e legata agli esordi dei Californiani, sia per chi ha conosciuto la loro musica con le produzioni più recenti. Un disco da non sottovalutare e ascoltare più volte, sicuramente non da top ten, ma che ritengo non sia neanche lontanamente quell'immonda ciofeca che alcuni — delusi dalla direzione stilistica intrapresa — al tempo apostrofavano come un'accozzaglia di riff piatta e priva di ispirazione. Da riscoprire.