DEEP DESOLATION – Rites Of Blasphemy

 
Gruppo: Deep Desolation
Titolo:  Rites Of Blasphemy
Anno: 2012
Provenienza:  Polonia
Etichetta: Darkzone Productions
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TRACKLIST

  1. Between The Tits Of A Witch
  2. Searching For Yesterday
  3. Intermezzo
  4. Blasphemous Rite
  5. Mroczny Hymn
  6. Cuius Regio / Eius Religio
  7. I Became Your God
  8. Necromouth
DURATA: 55:15
 

Anche per i Deep Desolation è giunto il momento di pubblicare il secondo disco, "Rites Of Blasphemy" è fuori e pronto a deliziarci con la miscela black-doom a tinte psichedeliche che è andata elaborandosi nel corso di questi pochi anni d'attività dei polacchi. Se con "Subliminal Visions" alcuni aspetti del sound erano da rodare, con atmosfere e groove alquanto piacevoli, mentre la parte black sarebbe potuta essere più convincente, nei due pezzi contenuti nello split "Chapel Of Fear" avevano già messo in mostra dei netti miglioramenti. Adesso posso affermare che il cerchio si è chiuso.

Il nuovo lavoro è completo, non è un capolavoro, però è ascoltabilissimo nel suo miscelare con sapienza elementi stoner-doom alla Electric Wizard con le basi del black fornite da gente come Master's Hammer ed Hellhammer (al solito qualche altro nome salterà fuori durante l'ascolto), ai quali si uniscono delle venature settantiane particolarmente affascinanti di cui il pezzo d'apertura "Beetween The Tits Of A Witch" è intriso e che si adattano perfettamente. A quanto pare la maturità artistica non si è fatta attendere, sembra di ascoltare una band molto più decisa e cosciente dei propri mezzi, i cambi d'ambiente — alle volte anche netti — non creano nessun tipo di danno al trascorrere dei pezzi, così come le lunghe fasi strumentali scivolano via inebriando e seducendo, pur rimanendo saldamente ancorate a un fondale nero dal quale non hanno nessuna intenzione di distaccarsi; "Searching For Yesterday" non lascia dubbi in proposito, scuotendo la situazione in maniera maggiormente decisa.

Dopo una breve pausa affidata al trascurabilissimo "Intermezzo", si riparte con "Blasphemous Rite", figlioccia di Tom G. Warrior e soci e dell'evoluzione darkthroniana di quel suono, con tanto di ridondanze e psichedelia annessa: vogliono forse drogarci e indurci alla blasfemia tramite trip? Me gusta! L'ennesimo assolo di Markiz pare proprio incitare allo "strafarsi" e dato che il testo parla di fantasmi e allucinazioni la situazione è ideale:

Crazy hallucinations vortex sucks me in
deeper and deeper
I have to make a sacrifices to live
human sacrifices for the ancient gods.

Non so che cosa abbia motivato i Deep Desolation a intraprendere questa svolta sempre più netta, di certo è stata ulteriormente utile, ora più che mai difatti possiedono una personalità e un carattere che si stanno delineando, la riprova viene fornita sia nella più lunga, tortuosa e orientata verso il black (con tanto di finale in stile processione) "Mroczny Hymn" che nella successiva e cerimoniale "Cuius Regio / Eius Religio" (di chi è il potere, di lui sia la religione), che esorta a prendere posizione, assecondando le proprie necessità e concludendo il pezzo con un simbolico ite missa est che congeda:

Your desire is the only way
which you should choose throughout your life
try to feel the blood
that runs in your veins
for your self you're the lord not someone's slave.

Che il loro desiderio sia quello d'imporsi all'orecchio è palese, un titolo come "I Became Your God" n'è la chiara dimostrazione, la canzone poi prosegue nell'alimentare l'ondata di toni cupi e desolanti che ha preso largamente piede, il riffing è talvolta stridulo e ripetitivo, s'infiltra nell'orecchio impossessandosene e l'avvento dell'ultima "Necromouth" è come la ciliegina che si pone in capo alla torta, il tassello finale dell'album che non ti aspettavi, non aggiunge nulla ma è stato detto talmente tanto che non ve n'è nessun bisogno.

Le aspettative riposte in questo secondo capitolo targato Deep Desolation non erano altissime: la qualità compositiva della band seppur allo stato grezzo faceva ben sperare, tuttavia non immaginavo una prestazione così completa sotto tutti gli aspetti, con il lavoro svolto da Markiz in sede solistica e Meriath dietro al microfono sugli scudi ad affermare che a oggi si può parlare di questa formazione come una realtà competitiva.

L'ascolto di "Rites Of Blasphemy" potrebbe non essere di facile assimilazione per coloro che prediligono le correnti integraliste del mondo black, ciò non toglie il fatto che un disco simile andrebbe ascoltato e riascoltato prima di dare un giudizio definitivo. Consiglio di fermarsi il più possibile sulle singole tracce per apprezzarne sia il lato incline alle influenze primordiali del genere sia le varianti che permettono al disco di divagare in altre lande, evitando così di incappare in brutte sorprese per chi inserisce il cd nello stereo. Personalmente l'acquisto ci scappa, eccome se ci scappa!

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