DEFECHATE - Unbounded

DEFECHATE – Unbounded

Gruppo: Defechate
Titolo: Unbounded
Anno: 2022
Provenienza: Italia
Etichetta: Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Hyperammonaemic
  2. Naked Thoughts
  3. Burning Like The Water
  4. Unexpected Denier
  5. Repent To The Dead
  6. Oxydized Man
  7. Epicurean Herd
  8. The Unbound Storm
  9. Just Falling Leaves
  10. II Signore Del Disordine
DURATA: 34:17

I Defechate sono un duo italiano arrivato quest’anno all’album di debutto, ma che tuttavia è composto da musicisti con una storia di assoluto rispetto. Luke Scrub (Humangled, Suture Messiah) e Giuseppe Tatangelo (Antipathic, Glacial Fear, Humangled e Zora, per citarne alcuni), stando alle interviste, sono uniti da un legame di amicizia che li ha fatti incontrare di nuovo dopo aver condiviso in passato alcune esperienze musicali. Solo negli ultimi anni è poi nato questo progetto, di cui Unbounded è il seguito di un EP intitolato Overthrown Into Oblivion (2020) e si presenta con l’intenzione esplicita di offrire del semplice death metal senza pretese, suonato con spontaneità e seguendo quanto dettato dall’ispirazione del momento. Addirittura, la biografia riportata sulle pagine Bandcamp e Facebook della formazione parla esplicitamente di «Death Metal from different perspectives heading in unspecified direction».

Credo tuttavia che questa «direzione non specificata», per quanto sulla carta permetta una certa libertà creativa, nel concreto faccia perdere la bussola compositiva: nonostante l’influenza del death metal rancido di band come Autopsy e Carcass sia evidente, la mancanza di un indirizzo rimane comunque un grosso limite di Unbounded. Il principale problema che ho individuato risiede nella scrittura dei brani: i Defechate danno proprio l’idea di non avere le idee chiare, in quanto i passaggi si alternano uno dopo l’altro, ma difficilmente si ha la sensazione di ascoltare delle vere e proprie canzoni, e spesso mancano transizioni tra un riff e l’altro.

Nel corso della scaletta si ha l’impressione di avere a che fare con una raccolta di demo, specie per quanto riguarda l’inconsistenza in termini di sonorità tra un brano e l’altro, mentre dall’altra parte l’esecuzione — ospiti compresi — è impeccabile. La mancanza di una direzione generale si fa sentire, specie quando il duo accosta senza pensarci troppo assalti brutali in blast beat (l’iniziale “Hyperammonaemic”), momenti improntati alla sporcizia (“Burn Like The Water”) e situazioni dove il riffing si fa più tecnico (“Il Signore Del Disordine”), che a mio parere sono l’aspetto più efficace della proposta.

Mi dispiace non avere molto di positivo da dire sul conto dei Defechate, non riesco però a scrollarmi di dosso il sentore di trovarmi di fronte a un’opera incompleta. Si fosse trovata un’identità, ci fosse stata più cura nella scrittura, forse Unbounded sarebbe risultato un prodotto soddisfacente. Dato che non voglio chiudere con una nota così negativa, vorrei invitare il lettore a recuperare gli altri progetti dei due musicisti, che di sicuro sapranno venire incontro ai gusti dei fan del genere. Purtroppo, date queste premesse, non sono nella posizione di consigliare Unbounded.