Il mondo regredisce, ma il death dei Defiled progredisce

DEFILED – Infinite Regress

Gruppo:Defiled
Titolo:Infinite Regress
Anno:2020
Provenienza:Giappone
Etichetta:Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Divide And Conquer
  3. Tragedy
  4. Systematic Decomposition
  5. So Blind
  6. Legacy
  7. Masses In Chaos
  8. Centuries
  9. Aftermath
  10. Invisible War
  11. Ignorant
  12. Slaverobot
  13. Infinite Regress
  14. Outro
DURATA:35:22

Riecco Yusuke Sumita alla guida del suo solito treno merci di calcagnate nei denti per tutti. A quattro anni da Towards Inevitable Ruin, i Defiled tornano su Season Of Mist, etichetta che li accompagna da più di quindici anni e dove ormai hanno messo radici più che stabili, e pubblicano il loro sesto album. Non un numero da capogiro, considerati i ventotto anni di carriera, ma viste le lunghe pause che ne hanno sempre contraddistinto l’esistenza fino a una decina d’anni fa e la successiva pubblicazione di ben tre album a cadenza semi-regolare si può forse dire che i giapponesi hanno trovato una quadra e un po’ di stabilità interna.

Infinite Regress non solo conferma i Defiled come una delle compagini death metal d’oriente più pure e intransigenti di sempre, ma ce li fa ritrovare con una formazione stabile per tre quarti rispetto al precedente album: al fianco della chitarra di Sumita ci sono infatti di nuovo i fratelli Hamada, Keisuke alla batteria e Shinichiro alla chitarra e dietro il microfono, mentre a completare il quadro ci pensa il bassista Takachika Nakajima, arruolato appena prima delle sessioni di registrazione.

Sessioni durante le quali il quartetto di Tokyo non si è trattenuto con niente e con nessuno. Dodici canzoni (più intro e outro) per un totale di poco più di mezz’ora di death vecchia scuola senza orpelli, senza fronzoli, senza assolutamente niente di più dello stretto necessario per fare felici i metallari più autentici e fieramente vecchi. Non c’è spazio per sperimentazioni né divagazioni, i Defiled fanno death metal come poteva essere fatto nel 1992, con una padronanza di mezzi ottima e inevitabile dopo tutti gli anni di militanza accumulati. Punto e basta. Nel senso che letteralmente Sumita e compagni sono fermi all’epoca d’oro del genere, c’è talmente tanto 1992 in Infinite Regress che addirittura è stato prodotto, mixato e masterizzato ai Morrisound da Jim Morris. Anzi, non mi stupirei di scoprire che sua maestà Scott Burns abbia ricevuto una richiesta dal Giappone che gli chiedeva di smettere momentaneamente di scrivere software per tornare dietro una console in quel di Tampa.

Oltre questo, tentacoli, zombie e teschi in copertina, i quattro non vogliono offrire. Manco i testi, a momenti, visto che i versi non vanno oltre le tre parole in croce ed esprimono concetti quanto mai basilari come «covered in gore» (“Aftermath”) o «Bring the chaos / Suicide attack» (“Legacy”), con giusto una piccola digressione di alcuni frammenti direttamente da 1984 di Orwell (“Masses In Chaos”). Prendere o lasciare, con i Defiled non c’è altro da fare; ai nostalgici consiglio la prima soluzione, a tutti gli altri Yusuke e i suoi direbbero di andare a farsi fottere.

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