DEGRADATION – Juggernaut

Informazioni
Gruppo: Degradation
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/degradation666
Autore: Mourning

Tracklist
1. A Necessary Evil
2. Juggernaut
3. The Reckoning
4. Rise To Fall
5. Trail Of Sin
6. Executioner… Slayer Of The Light (The Crown cover)
7. Degradation
8. Thrill Of The Kill

DURATA: 30:36

DEGRADATION - Juggernaut Trenta minuti, solo trenta minuti di puro thrash, questo è ciò che viene racchiuso in “Juggernaut”, debutto dei Degradation.
I ragazzi di Chicago offrono una buona prova ricca di brani coinvolgenti e già con l’opener “A Necessary Evil” piazzano la prima hit, ritmo che mantiene il numero di giri motore ben alti, cadenza perfetta per l’headbanging.
Le influenze indicate da loro stessi come fonti primarie del sound (Metallica, Megadeth, Testament, The Haunted e The Crown fra le altre) sono chiaramente distinguibili, nello scorrere della tracklist, ogni pezzo ha però una caratteristica che lo rende appetibile, sia il refrain molto heitfieldiano di “Juggernaut”, la virata più tecnica di “The Reckoning” dove il riffing diviene più intricato e spesso nelle melodie o il vigore e la velocità sprigionati da “Rise To Fall” e “Trail Of Sin”, sono piccole doti che sommate fanno di un album come “Juggernaut” una salutare e piacevole prova del genere.
Alla sesta traccia m’imbatto in un dono inatteso: “Executioner… Slayer Of The Light” è quella che ritengo una delle canzoni fondamentali della discografia degli svedesi The Crown, contenuta in un gioiello come “Deathrace King” è adrenalina, un pugno in pieno volto senza preavviso, non è per nulla semplice riproporla conferendole la grinta di Johan Lindstrand e il tocco di Marko Tarvonen, la versione dei Degradation si rivela degna d’ascolto con scapocciata annessa.
Il discorso viene portato a conclusione prima con “Degradation”, ancora sulla scia della violenza svedese antecedente con un pizzico di The Haunted, e successivamente con “Thrill Of The Kill” che fa sgorgare una palese anima megadethiana.
Alex e Mike, le due asce, fanno tutto ciò che è necessario per immettere i brani sui binari più consoni, si tratti di spingerli puntando su velocità repentine, groove o accorgimenti lievemente più ricercati.
La sintonia fra i chitarristi è uno dei punti chiave per la più che discreta riuscita di questo disco, Alex ricopre anche il ruolo di cantante, non gode di una grande varietà nel proporsi ma è sempre sul pezzo in modo adeguato.
I Degradation sono coperti in tutti i reparti, le basi di Steve e Joe assicurano il dovuto supporto in quanto a consistenza completando un quadro rassicurante, certo è che una produzione un po’ più nitida avrebbe giovato alle tracce per esaltarne la scorrevolezza e il piglio alquanto genuino.
Qual è la pecca di “Juggernaut”? Che dura troppo poco, un problema la cui soluzione non è però complicata, basta ripremere “play” è il gioco è fatto, se amate il thrash un platter simile non potrà che essere una gradita compagnia.

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