DEICIDE – Legion

 
Gruppo: Deicide
Titolo: Legion
Anno: 1992
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: R/C Records
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TRACKLIST

  1. Satan Spawn, The Caco-Daemon
  2. Dead But Dreaming
  3. Repent To Die
  4. Trifixion
  5. Behead The Prophet (No Lord Shall Live)
  6. Holy Deception
  7. In Hell I Burn
  8. Revocate The Agitator
DURATA: 29:04
 

Ci sono dischi che macini perché sono una vera e propria rivelazione; che non ti nauseeranno mai, perché più li ascolti più ti accorgi che non risentono del passare del tempo e delle fottute mode; lavori che ti segnano indelebilmente e che — qualora mancasse — trovi sempre il momento giusto per spararti a volume disastrosamente alto. Per il sottoscritto questo discorso vale per i primi due album rilasciati dai Deicide.

Pur essendo totalmente innamorato di "Deicide", ho deciso di scrivere di "Legion" (si tratta sempre di un capolavoro!), perché mi sorprese non poco. Questi ventinove minuti di pura blasfemia e becera anticristianità, paragonabili a inesorabili fiumi di odio confluenti nel mio udito, mi scagliarono contro una botta talmente violenta e rabbiosa da risultare quasi inattesa, anche confrontata con l'impatto ottenuto da un debutto che di certo non era una carezza sulla guancia.

Benton dietro al microfono riversa un growl catacombale e astioso, alternato a sezioni scream lancinanti e luciferine. Il riffing serratissimo — a tratti più immediato, in altri più complesso — modellato dalle chitarre dei fratelli Eric e Brian Hoffman è sorretto dal lavoro vario e macinante della batteria dello stellare Steve Asheim. Il risultato è una prestazione talmente fuori scala da rendere complicatissima la scelta del brano più bello in scaletta. Non vi è difatti un un solo, misero secondo di pace, si viene tramortiti da pezzi che ti si fissano in testa come martelli pneumatici ("Satan Spawn, The Caco-Daemon" e "Revocate The Agitator"), apprezzando l'omaggio rivolto alle scritture del «Maestro Di Providence» in "Dead But Dreaming" o facendosi letteralmente smantellare dall'assatanato assalto apportato da "Trifixion", "Holy Deception" e "In Hell I Burn". Non tenere poi in considerazione schiacciasassi malefici quali sono "Repent To Die" e "Behead The Prophet (No Lord Shall Live)" sarebbe quantomeno scandaloso: due canzoni a dir poco bestiali.

Grazie a "Legion", i Deicide divennero divinità, in seguito decadute, mentre la figura di Glenn acquisì notorietà come una fra le più disturbate e sinistre del periodo, dove l'aspetto folcloristico e pagliaccesco delle trovate e affermazioni bentoniane fece ampiamente la sua parte. Questo album si colloca fra le più genuine forme di estremismo death metal allora rilasciate, una pietra miliare e tappa fondamentale per il genere che ci ha fatto amare il gruppo, che ce lo ha fatto ascoltare e intonare una infinità di volte, che è stata capace di ispirare — e continua a farlo — una miriade di band, un disco del quale non è possibile fare a meno.

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