DEMISE OF THE CROWN – Demise Of The Crown

 
Gruppo: Demise Of The Crown
Titolo: Demise Of The Crown
Anno: 2016
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. We Are Invincible
  2. Human Denial
  3. Save Me
  4. Sides Of The Wave
  5. Don't Worry
  6. Cold Dead Eyes
  7. Eons
DURATA: 30:48
 

Qualche giorno fa è arrivato tra le mie mani — anche se solo virtualmente — il debutto eponimo dei canadesi Demise Of The Crown, una formazione dalle indubbie capacità tecniche e con un potenziale decisamente non trascurabile ma che, per qualche oscuro motivo, non è riuscita a convincermi totalmente. Lasciate che mi spieghi meglio.

Con questo suo disco di appena mezz'ora e con una scaletta composta da sette brani, il quintetto di Montreal propone una soluzione di Power Metal molto energica e melodica, con influenze che vanno tanto da Avantasia ed Edguy all'Alternative americano degli Avenged Sevenfold, prendendo inoltre spunto (anche se meno frequentemente) dall'approccio più spinto ma pur sempre melodico degli Slipknot. Evidentemente, vista la freschezza delle sonorità anche nei momenti più carichi, ai Nostri deve essere rimasta ben impressa la lezione impartita dai grandi nomi dell'Heavy come Dio e Ozzy, così come quella successivamente proposta da quei progressivi dei Dream Theater e dei Queensrÿche. Gli assoli inseriti all'interno dei vari brani, dal canto loro, non possono non ricordare per arrangiamenti e tecnica esecutiva quelli dei già citati Avenged Sevenfold come anche, per certi versi, quelli di Yngwie Malmsteen.

Dalla primissima riproduzione del disco appare chiaro che l'intento dei Nostri è dare agli ascoltatori una scossa di energia: riff melodici ("We Are Invincible", "Save Me") e sferzanti movenze di stampo Alternative ("Sides Of The Wave", "Cold Dead Eyes") vengono accostati a sezioni di batteria più incalzanti ("Don't Worry"), finanche a soluzioni più estreme (come il blast beat), o dall'altro lato a breakdown ("Human Denial"), inserendo nella scaletta anche l'immancabile ballata ("Eons"). Uno degli elementi più interessanti della proposta dei Demise Of The Crown è decisamente la voce del cantante: acuta quando e quanto serve, potente e graffiante un po' come quella di Jørn Lande, ma ugualmente incisiva in pulito.

Allora cosa non mi ha convinto di questo disco così ben dotato, vi chiederete: non lo so. Non sono stato capace di capirlo nemmeno io. L'ultima "Eons" è stata decisamente una traccia emozionante, la più emozionante del lotto, in effetti, mentre la prima "We Are Invincible" mi ha fatto pensare «Okay, questa è roba buona», eppure nel mezzo c'è stato qualche intoppo: non è scattato nulla che mi conquistasse veramente, non c'è stata la scintilla.

La proposta è valida, indubbiamente, e non si può nemmeno parlare di un disco freddo o senza emozioni, perché non è assolutamente questo il caso: il lavoro dei Demise Of The Crown è senza ombra di dubbio buono, tuttavia per goderne appieno è meglio smembrarlo e cibarsene pezzo per pezzo, poiché un ascolto complessivo non lascerebbe il segno. Spero vivamente di risentirli in futuro con del nuovo materiale e non vedo l'ora che mi stupiscano: le carte in regola ce le hanno tutte!

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