DEMIURG – Slakthus Gamleby

 
Gruppo: Demiurg
Titolo: Slakthus Gamleby
Anno: 2010
Provenienza: Svezia
Etichetta: Cyclone Empire
Contatti:

non disponibili

 
TRACKLIST

  1. Life Is A Coma
  2. Death Grasp Oblivion
  3. Travellers Of The Vortex
  4. The Cold Hand Of Death
  5. Cold Skin
  6. From Laughter To Retching
  7. Slakthus Gamleby
  8. World Burial
DURATA: 39:16
 

Demiurg: nome importante per una band stellare? Direi di sì. Il progetto messo in piedi da alcune stelle del panorama death metal europeo, seppur con alti e bassi (il lavoro precedente "The Hate Chamber" mi aveva lascitato un po' di amaro in bocca), torna a farsi vivo. Rogga Johansson, Dan Swanö, Ed Warby, Johan Berglund e la voce femminile di Marjan Welman formano un gruppo che dovrebbe risultare a dir poco devastante solo per chi lo compone; inutile poi citare i gruppi nei quali militano o hanno militato.

Cosa si può pretendere da questa gente? Iniziamo col dire che dove c'è Dan, volente o nolente, il suo carisma si percepisce non poco. Il death metal di stampo progressivo che scandisce i quasi quaranta minuti del nuovo "Slakthus Gamleby" è figlio degli Edge Of Sanity e del movimento svedese in generale: oltre a una sana propensione per il thrash, troviamo quindi un uso violento del groove e della melodia, prestanza e sviluppo compositivo originale che da sempre caratterizzano uno dei paesi che ha dato i natali al death metal.

All'interno della scaletta di otto tracce non mi sento onestamente di evitarne nessuna, è vero però che ce ne sono due o tre che fanno la differenza, spiccando sia per il valore della proposta sia per la consistenza prorompente con la quale si presentano. Da menzionare quindi nell'ordine: "Life Is A Coma", un solido e classico brano di stile scandinavo nel quale la voce di Marjan si innesta stupendamente, dando quel tocco fruibile e malinconico e le successive "Death Grasp Oblivion" e "Travellers Of The Vortex". È soprattutto la seconda a far testo, i ritmi si dilatano e compaiono anche le voci pulite maschili, che nelle fasi corali ricordano gli Alice In Chains; l'atmosfera greve e pressante ne acuisce la già massiccia presenza, poi la morsa viene allentata in un breve passaggio dal sentore melancolico, prima che le ritmiche cariche di groove e intarsiate dalle melodie di chitarra conducano il pezzo al termine.

È strano come l'eccellenza musicale sia racchiusa nelle tracce di apertura di questo "Slakthus Gamleby", ciò che viene di seguito è una conferma costante ma che non aggiunge nulla di più a quanto tali episodi hanno offerto. Il livello si mantiene quindi alto e prolifico dal punto di vista dei cambi di tempo e delle soluzioni usate, non abbassando la guardia e si potrebbero sottolineare il bell'assolo inserito in "The Cold Hand Of Death", il buon uso fatto dei sintetizzatori in stile "Crimson II" nella ficcante "Cold Skin" e la coinvolgente interpretazione di Marjan in "From Laughter To Retching". Ogni canzone insomma possiede una caratteristica per cui valga la pena approcciarla più volte e godersela: il percorso continua per esempio con la canzone che dà il titolo al disco, un'altra prestazione solida che divide il suo animo fra impeto istintivo e il groove. Infine le ultime cartucce sono tenute in serbo per "World Burial", dotata del peso atmosferico adatto a portare a termine il lavoro.

Prodotto tanto per cambiare agli Unisound di Swano, "Slakthus Gamleby" è un esempio di come il death metal progressivo dovrebbe essere, cioè privo di ostentazioni neoclassiche e do gare fra chitarristi a chi sciorina più note. Il suono è e rimane legato al death metal, che è ciò che più importa; la prova sopra le righe consacra definitivamente questo progetto a solida realtà. Scrivere ancora dei singoli e di quanto l'apporto di ognuno sia essenziale per la riuscita dell'album sarebbe inutile al cospetto di una prestazione complessiva fantastica. Non posso far altro che consigliare agli appassionati di death metal, a coloro i quali hanno una mentalità un po' più aperta e a chi naturalmente segue i suddetti artisti ormai da tempo di farlo girare a ripetizione: è un bel centro pieno.

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