DEMONIC DEATH JUDGE – The Descent

 
Gruppo: Demonic Death Judge
Titolo:  The Descent
Anno: 2011
Provenienza:   Finlandia
Etichetta: Inverse Records
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TRACKLIST

  1. Nepal
  2. Churchburner
  3. The Descent
  4. Stick That In Your Pipe And Smoke It
  5. Green Totem
  6. None Of It
  7. Four
  8. Shitgiant
DURATA: 59:42
 

I Demonic Death Judge sono una vecchia conoscenza della 'zine, li avevamo incrociati nel 2010 con l'uscita dell'ep "Kneel", al quale ha fatto seguito lo split con Frogskim e Semtex intitolato "By The Malice Of The Evil Death Comes Vol. 1" nel 2011. In questo stesso anno il gruppo proveniente da Kymenlaakso, regione situata nella zona sud della Finlandia, ha avuto occasione di rilasciare il primo album "The Descent" sotto la Inverse Records.

Il suono è rimasto fedele alla linea seguita sinora, è un'ondata di calore che subisce influssi gelidi, composta da scanalature profonde di matrice sludge in cui è facile notare la firma d'origine di band come Eyehategod e Iron Monkey, partiture stoner e attitudine che tende all'acido psichedelico, le quali fanno entrare in gioco le figure di Electric Wizard e Ufomammut, insieme alla solita voce raschiata, uno scream venefico del quale Jaakko Heinonen sembra divenuto totalmente padrone.

"The Descent" ci mette a disposizione un'ora di musica che sprigiona una carica detonante di quantità massiccia, le note e i testi vanno di pari passo, così come la visione di una Scandinavia fortunatamente non ancora del tutto assoggettata alla cristianità. Vi invito quindi a seguire le vicende narrate dai pezzi, usufruendo del libretto che le contiene e nel quale potrete riscontrare la voglia di libertà da un legame imposto nel corso dei secoli con metodi tutt'altro che ortodossi. Il fatto di avere curato stavolta ancora più rispetto al passato la parte grafica diviene un supporto al sonoro quasi fondamentale per calarsi nella realtà dei Demonic Death Judge.

Del resto sarà alquanto semplice notare il pieno distacco dalle posizioni di una certa religione già dai titoli iniziali che mi sembra pongano chiaramente i puntini sulle «i»: in "Nepal", invocando il credo induista, lontano anni luce da quello di Pietro; all'interno di "Churchburner", parlando del Nord Europa nel periodo norvegese del movimento black metal primordiale («Fear Not – My Son / See The Burning Cross / Our Holy Land Cleansed By Fire / See Them Burn Alive / Churchburner!»); e pure in "Green Totem" .

Melodie e assalti ruvidi, pece nera e calda, folate di vento gelido si alternano, uno schema che probabilmente si ripete forse con troppa costanza, garantendo però alle tracce una solidità e un'impermeabilità emotiva da tenere in considerazione, anche perché il gruppo porta con sè una garanzia di resa e affidabilità nell'ascolto che genera piacere, attraverso assoli suadenti (si veda quello presente in "The Descent") e il tentativo di aprire le porte alla sperimentazione in "Stick That In Your Pipe And Smoke It", dall'incedere quieto e distensivo, una sorta di ponte che una volta terminato ridà spazio alle sostanza poco malleabile e rocciosa delle canzoni a seguire.

La formula in seguito non viene poi mutata più di tanto, il trittico che conduce al termine "The Descent", e che vede arrivare all'orecchio nell'ordine "None Of It", "Four" e "Shitgiant" (queste ultime più lunghe e prestanti), continua a combinare fasi più aggressive e aspre ad altre nelle quali la melodia provvede ad addolcire la pillola, mentre il primo episodio dei tre si limita a sferrare un colpo diretto e pesante.

La produzione similare a quella dell'ep, pulita e delineante alla perfezione i suoni della sezione ritmica di Lauri Pikka (batteria) e Pasi Hakuli (basso) quanto quelli delle chitarre di Saku Hakuli (fratello del già citato Pasi, offre infie una resa sonora di impatto ai brani.

La vera pecca di "The Descent" è la struttura dei pezzi, ancorata in alcuni aspetti a chi ha dato le basi per un certo tipo di sonorità. I nomi li ho già fatti e li trovate nelle righe soprastanti, pensate invece a cosa i Demonic Death Judge potrebbero ottenere se sviluppassero in maniera un po' più personale quel connubio rodato di sensazioni roventi e ghiacciate del quale sono in possesso… Avrebbero una propria dimensione nella quale poter creare qualcosa di indimenticabile, andando così oltre dei buonissimi lavori del genere. Ci riusciranno? Sono fiducioso, i mezzi e le prove in costante crescita fornite sinora fanno sì che il mio supporto nei loro confronti non venga a mancare. Voi invece che intenzioni avete in proposito?

 

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