DENIAL FIEND – Horror Holocaust

DENIAL FIEND – Horror Holocaust

Informazioni
Gruppo: Denial Fiend
Titolo: Horror Holocaust
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Ibex Moon Records
Contatti: www.myspace.com/denialfiendband – www.facebook.com/denialfiendband
Autore: Bosj

Tracklist
1. Corrupted Flesh
2. Stuck Pig / Bleeding Out
3. After Party Massacre
4. Flesh Coffin
5. A Fiend Without A Face
6. Horror Holocaust
7. Dusmoor
8. Hell Asylum

DURATA: 29:42

DENIAL FIEND - Horror Holocaust Lasciatisi alle spalle la collaborazione con l’enorme Kam Lee, i Denial Fiend, ibrida creatura di Sam Williams e Terry Butler nata dopo l’archiviazione dell’esperienza Massacre, si affidano alle corde vocali niente meno che di Blaine Cook, gallinaceo spennato che, anche se non continuativamente, insieme agli Accüsed ha diffuso il verbo crossover thrash fin dal lontano 1984.
Qualcosa è cambiato, a livello di songwriting e di strumentazione, rispetto al precedente “They Rise”, riassumibile più o meno in questi termini: se lì avevamo a che fare con un disco death con venature thrash, ora ci troviamo alle prese con un disco che di death metal conserva solamente certe parti di chitarra. La batteria, infatti, è oggi di competenza di Rob Rampy (l’altro ex-Massacre, Curtis Beeson, ha infatti lasciato poco dopo l’uscita del precedente full), maestro del tupa-tupa vecchia scuola con i suoi D.R.I.; questo, unito alla già citata illustre presenza di Cook e del suo personalissimo timbro di voce dietro il microfono, non ha potuto che influire in maniera evidente sulla somma finale degli addendi, allontanando i Denial Fiend da quello che inizialmente poteva ad occhio poco attento sembrare un progetto post-Massacre.
Fatte le dovute presentazioni, la mezzora scarsa di “Horror Holocaust” non riserva grosse sorprese: musici dalla collaudata esperienza, suoni puliti e distinti, tematiche d’alta scuola quali horror, slasher e zombie movies di classe. Un divertissement che non si prende sul serio e, proprio per questo, si fa apprezzare.
Otto brani, tutti tra i tre e i quattro minuti, qualche assolo, molto già citato tupa-tupa, strofe da urlare a squarciagola boccale alla mano. Unica eccezione la strumentale “Dusmoor”, piena di distorsioni e bisbigli demoniaci, che giustamente apre le porte alla conclusiva ed esplicativa “Hell Asylum”, posto adatto dove rinchiudere i quattro americani. Nessuna variazione, nessun rallentamento, solo un thrash/death schiacciasassi che diverte e, soprattutto, si diverte. Nulla da aggiungere.
Astenersi sperimentalisti e metallari acculturati. Per tutti gli altri: portatevi un paio di birre.

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