DENIAL OF GOD – Death And The Beyond

 
Gruppo: Denial Of God
Titolo:  Death And The Beyond
Anno: 2012
Provenienza:  Danimarca
Etichetta: Hell's Headbangers Records
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TRACKLIST

  1. Veni Spiritus
  2. Funeral
  3. Behind The Coffin's Lid
  4. The Cursed Chamber
  5. Bones Turn To Dust
  6. Black Dethe
  7. Spectral Lights
  8. Pendulum Swings
DURATA: 61:51
 

Mmmh… Denial Of God… avevo la raccolta delle incisioni demo. Mi ricordo un black molto primitivo e grezzo che non mi ha convinto più di quel tanto alla fine. Non sapevo neppure che il gruppo esistesse ancora. La Danimarca è piuttosto legata al mito di King Diamond ed è comunque un poco snobbata a livello metallico.

Otto canzoni per oltre un'ora di musica che, credendo all’impressione dettata dalla copertina, dovrebbero essere state forgiate con la più classica delle tempre metalliche. Noi però siamo come San Tommaso e crediamo solo dopo aver messo il dito nella piaga.

Greve, marziale e scandito è l’inizio del disco; dopo un preludio di pianoforte che pare tratto da un film dell'orrore, ci avvolge un ritornello ossessionante che martella i timpani marchiandoci a fuoco la parola "Funeral" nel cervello. I danesi non si accontentano di marciare al ritmo di quello che potrebbe essere doom, no; la decisione di pigiare qui e là il gas è già presa nella terza traccia che trovo sia quasi melodica. Questa ostenta nuovamente una scala molto orecchiabile e accattivante che troverà parecchi amici fra gli ascoltatori. Il giochetto col gusto si protrarrà per il resto delle note suonate in questo componimento metallico. Già a questo punto è chiaro che ci troviamo davanti a un gruppo di grande esperienza e la lunga lista di uscite ne è la testimonianza più concreta. Secondo me siamo distanti da quello che si definirebbe un disco di concetto. Le lunghe piste, perfettamente indipendenti fra loro, sono sviluppate a fondo dal gruppo che non perde una sola occasione per sorprendere l’ascoltatore con parti non solo molto appetitose ma anche con qualche spezia di sapore old skull sfacciato e gustoso. Epiche linee di ritmica ci accompagnano in questo lavoro che è magari da non definire come capolavoro, convince però con la sua solidità e grazie all’alto fattore d'intrattenimento.

Non so davvero che dirvi d'altro. Dovrò sicuramente approfondire questo CD che alza la cresta con varietà e si pone in primo piano con arrangiamenti chiari, netti e interessanti che lasciano spazio a influenze con un leggero aroma di Anni Ottanta avvolti da un black tanto comune da uscire dalla norma dettata dalle tendenze odierne del mercato.

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