DEPTH BEYOND ONE'S – Red Lines Entwined

DEPTH BEYOND ONE’S – Red Lines Entwined

Informazioni
Gruppo: Depth Beyond One’s
Anno: 2009
Etichetta: Self-released
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Wraith
2. Hatred Rising
3. Fig Leaves
4. Mortuus Inventus
5. Red Lines Entwine
6. Last Hope
7. Black Years
8. Poverty
9. Under the Shadow of the Tree
10. The Breathing Space

DURATA: 54:02

I finlandesi DDEPTH BEYOND ONE'S - Red Lines Entwined epth Beyond One’s sono una realtà alquanto particolare della scena finnica, esulano infatti dalle classiche orde di black metallers, di new death act proponendo una versione personale della musica, un metal progressivo, disturbato che non rinuncia alle parti melodiche senza però esserne schiavo.
E’ un delirio che trova spunti e rimandi a band quali Edge Of Sanity (ultimissimo stile “Crimson II”), Opeth, Anathema, Tool e credo che ascoltando attentamente il disco vi verranno in mente molti altri nomi senza che nessuno ne sia però il vero pilastro.
L’album è un concept sul disagio umano, la storia che viene sviscerata ha come retroscena una madre suicida, rapporti contrastati col padre e il protagonista sofferente di alterazioni psicotiche, la musica nella sua continua e frustrante variazione ne rappresenta perfettamente e consciamente il mood.
Ogni brano è un pezzo del puzzle che si completa solo con il seguire delle note successive, “Wrath” nella sua emotività accentuata trova spazio per pause riflessive scandite dal piano, “Hatred Rising” è una frusta impazzita che scatta improvvisa mutando continuamente, “Fig Leaves” sembra un colpo di fioretto in mezzo a una tempesta, qui Akerfeldt e soci si materializzano in maniera evidente ricordando parti di quel gran disco acustico che è “Damnation”, è la vena progressiva a far la differenza (gli Opeth magari prendano nota per il successore del deludente “Watershed”),
le transizioni animate insite nella traccia la rendono particolare oltre a mostrare uno sfoggio di tecnica non fine a se stessa non di poco conto.
Con “Mortuus Inventus” ci s’imbatte in un breve strumentale: piano e archi intonano una melodia dolcemente triste, note struggenti che faranno capolino nel dare vita alla successiva “Red Lines Entwine” (titletrack del disco e primo dei due colossi interni all’opera, l’altro è “Under The Shadow Of The Tree”) squinternata, alienante, ossessiva, mette a dura prova l’ascoltatore con le sue continue sfaccettature, il mood cangiante e la vocalità camaleontica di un singer capacissimo di gestire al meglio tale situazione.
“Last Hope” si chiude a riccio, tenta di entrare nella sfera introspettiva più intensa ma non vi riesce del tutto per il malore che dentro la sua anima cova, così note di acustica verranno inframezzate da tastiera schizofrenica e nel finale una breve ribellione sedata in pochi attimi.
Per “Poverty” altro breve strumentale (che sembra far da sparti acque prima della debordante “Undershadow Of The Tree”) e “Breathing Space” brano finale si può far discorso unico data la connessione al fattore malinconia che riproducono ricollegandosi a certe scelte Anathema, sono “Black Years” e la già citata “Undershadow…” a fornire i veri ultimi scossoni alla release, il chaos e l’inquietudine vengono figurati sottoforma di vocalizzi puliti tramutanti in un growling quasi animalesco e da una costruzione altalenante a inquadrare la psicosi del personaggio rappresentato.
Il disco è uno di quelle belle scoperte che si fanno per caso, la formazione come succede in tanti casi si è autoprodotta (anche) per scelta artistica, lo scopo è quello di non rimanere incatenati a doveri discografici ed avere piena decisionalità sui suoni e la direzione da intraprendere, una totale libertà di pensiero e azione.
Sulle prove dei singoli c’è poco da dire se non che sono geniali e non facilmente assimilabili dopo un paio d’ascolti, ci vuole pazienza per stabilire un feeling con “Red Lines Entwined”, trovata la chiave è un mondo che vi riserva mille e più immagini da focalizzare in sua buona compagnia.

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