DER FINGER – Le Cinque Stagioni

Gruppo:Der Finger
Titolo:Le Cinque Stagioni
Anno:2019
Provenienza:Russia
Etichetta:Toten Schwan Records
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TRACKLIST

  1. Ver Wirrung
  2. Zweitracht
  3. Unordnung
  4. Beamtenherrschaft
  5. Realpolitik
DURATA:01:16:05

Ci sono album pesanti, difficili, che sfidano l’ascoltatore e portano al limite la sua sopportazione; poi c’è Le Cinque Stagioni dei Der Finger, che va ben oltre tutto questo.

Un’ora e un quarto di free jazz minimalista e psichedelico, accompagnato da un costante sottofondo rumoristico, non è certo un ascolto facile, specialmente se il brano più breve sfiora gli otto minuti e quello più lungo supera i venti. Il duo russo — per l’occasione trio, con il supporto di Edward Sivkov — sperimenta senza limitarsi in alcun modo, lasciando carta bianca a due sassofoni apparentemente fuori controllo, eppure raffinati e ben disposti a lasciare qualche spazio al clarinetto o alla domra.

La proposta dei Der Finger non sembra avere una struttura ben definita: è piuttosto un flusso di improvvisazione apparentemente senza fine, con l’onnipresente tappeto noise a fare da sfondo a qualsiasi idea passi per la testa dei tre musicisti. Intermezzi infiniti si alternano ai momenti schizofrenici di “Zweitracht”, mentre la musica assume talvolta toni psichedelici, tribali o quasi ritualistici. “Beamtenherrschaft” invece si lascia andare al caos più totale. Non c’è un singolo elemento che renda il disco accessibile, anche solo vagamente. “Realpolitik”, pezzo meno noise del lotto, è probabilmente l’elemento meno difficile, anche se gli aspetti più puramente sperimentali non ne semplificano l’ascolto.

Nonostante le complessità, Le Cinque Stagioni riesce a risultare interessante e i pochi che riusciranno ad affrontarlo fino in fondo ne rimarranno affascinati: l’esperienza e l’abilità dei musicisti è percepibile e la loro improvvisazione è tutto fuorché ingenua, tanto che le gradevoli melodie del sassofono riescono spesso a fare da contrappeso al disturbo rumoristico. Contemporaneamente, la sezione ritmica cerca di dare una direzione alla musica, apportando variazioni di intensità e alternando passaggi ossessivi a pause e fasi più rilassate, in modo da non risultare mai monotona; in “Unordnung”, ad esempio, è possibile notare un crescendo che accompagna l’intero brano, mentre “Ver Wirrung” enfatizza maggiormente l’aspetto psichedelico e “Realpolitik” affonda gli artigli nel free jazz.

A livello tematico, l’ispirazione per Le Cinque Stagioni deriva dalla Trilogia Degli Illuminati di Robert Anton Wilson, nella quale viene nominato un calendario suddiviso in cinque parti uguali, ciascuna di settantatré giorni; i titoli dei brani che compongono l’album sono i nomi delle stagioni — rigorosamente in tedesco, lingua scelta per rappresentare un legame concettuale con la Secessione Viennese — e, allo stesso tempo, richiamano il famoso quartetto di opere di Antonio Vivaldi. Un certo interesse per la nostra Penisola, inoltre, viene evidenziato da un passaggio riportato all’interno del digipak e sulla pagina Bandcamp.

Non si può certo dire che Le Cinque Stagioni sia un disco per tutti; allo stesso tempo troverà apprezzamento nei coraggiosi che amano sfidare realtà così enigmatiche e imperscrutabili come i Der Finger. Fortunatamente, su Aristocrazia non mettiamo il voto nelle nostre recensioni, altrimenti — pur essendo indubbiamente positivo — avrei dovuto affiancarlo a un enorme punto di domanda.

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