DERIVATE – Derivate

 
Gruppo: Derivate
Titolo: Derivate
Anno: 2015
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Black Bear Agency
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TRACKLIST

  1. Movement I: Storm
  2. Movement II: Dawn
  3. Movement III: Awakening
  4. Movement IV: Downfall
  5. Movement V: Cycle
DURATA: 30:17
 

Un nuovo EP, una nuova scoperta: dopo gli interessanti Apoapsis è il turno dei Derivate, quartetto svizzero che si presenta con una prova di progressive metal granitico. I ragazzi di Ginevra ci tengono all'idea di concept e creano così un disco diviso in movimenti: i brani che compongono la mezz'ora proposta, infatti, non hanno titoli, piuttosto sottotitoli. In verità, questa soluzione dimostra solo una compattezza maggiore sia a livello tematico che compositivo: non esiste una vera e propria differenza netta tra i pezzi, i quali finiscono per sembrare all'ascolto più un'unica traccia che altro. Un po' come i fantastici "Crimson" degli Edge Of Sanity. È chiaro che non siamo ancora a quei livelli, parliamo in fondo del primo EP del gruppo, ma le basi ci sono tutte: una voce aggressiva, arpeggi che intervengono a placare i momenti più concitati (a volte svolgendo il ruolo di ponti tra i brani, come tra "Downfall" e "Cycle") e riff sostenuti che si alternano a scale notevolmente melodiche.

Il gruppo ci sa fare e mette in mostra le proprie doti, tuttavia spesso finisce in quel cul-de-sac che ammorba i gruppi progressivi: la prestazione di Jay, il cantante, è ottima, non ha un singolo calo, però allo stesso tempo non riesce a risultare eccessivamente espressiva, perdendo quindi in freschezza e varietà. Le melodie di chitarra di Nouchine convincono moltissimo, soprattutto quando — in mezzo alle ritmiche stressanti di Theo — riesce a partorire soluzioni inaspettate, spostando l'enfasi su cambi di ritmo immediati che il batterista asseconda pedissequamente. La nota dolente è però la scarsa novità di questi, i quali producono spesso e volentieri un senso di déjà-vu (diciamo che l'arpeggio di "Dawn" ricorda moltissimo quello di "Burn It Down" degli Alter Bridge) che — combinato al tono vocale sempre identico — non fa spiccare come dovrebbe l'idea compositiva. Per concludere, il bassista Flain è decisamente assente, forse pecca di un missaggio non proprio perfetto e di un mix di chitarra-voce troppo in primo piano.

Insomma, per il sottoscritto i Derivate sono una potenzialmente bella realtà ancora un po' troppo grezza, che però è perfettamente in grado di esprimere una tendenza al progressive più ritmico e irruente. L'EP non è un brutto lavoro, ma è chiaro che c'è ancora da lavorare. Infine un piccolo consiglio per il futuro: aggiungere anche un libricino con i testi nella pregevole confezione cartonata del disco. In bocca al lupo agli Svizzeri per il loro futuro!

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