DESCHAIN – Upon The Oaken Throne

 
Gruppo: Deschain
Titolo: Upon The Oaken Throne
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Upon The Oaken Throne
  2. Destruction Of Seasons
  3. Ashes
  4. Black Horses
  5. Epitaphs Part 1 (Amongst The Clouds)
  6. Epitaphs Part 2 (Written In Sand)
DURATA: 62:14
 

Mi muovo praticamente alla cieca approcciandomi agli statunitensi Deschain, so solamente che sono originari di Bloomington (Indiana), sono un terzetto e "Upon The Oaken Throne" rappresenta il loro debutto autoprodotto. La copertina ritrae l'interno di una foresta cupa, adornata di fusti dalle chiome sanguinolente che ai loro piedi presentano una vegetazione rada e un teschio abbandonato, al centro della scena invece ecco ergersi quello che dovrebbe essere il «trono di quercia» citato nel titolo.

Passando al lato musicale, la band esprime tutto il proprio animo progressivo, fondendo la base black metal con ampie dosi melodiche e un lavoro di chitarre sempre in evoluzione, per disegnare atmosfere fortemente malinconiche e dolorose (si veda ad esempio l'incipit di "Destruction Of Seasons"). In ragione di ciò i pezzi presentano una durata corposa e l'intero disco sfonda l'ora, imponendo all'ascoltatore un notevole sforzo a livello di concentrazione. A portare variazioni e ulteriore dinamismo al complesso troviamo ovviamente ritmiche in continuo saliscendi, fra accelerazioni improvvise che esprimono l'aggressività latente interna alla band e stacchi inaspettati ("Black Horses" ne presente addirittura tre!), apparizioni di cantato semi-pulito, incursioni acustiche e un accenno al death metal cavernoso in "Epitaphs Part 2 (Written In Sand)".

L'operato dei ragazzi si rivela ambizioso nel tentativo di integrare l'istintualità black con la ricerca intellettuale progressive, per cui ovviamente non potevano mancare alcune criticità. In primis, come accennato in precedenza, sessanta minuti di musica si dimostrano un corpus imponente da affrontare, specie se come in questo caso la presenza della voce (il tipico screaming del genere) non è costante, ma anzi è relegata in secondo piano rispetto al flusso sonoro. Sul finire del disco infatti potrebbe sopraggiungere una certa stanchezza per chi non mastica solitamente queste sonorità, al contrario degli appassionati del prog in senso lato che però dovranno vedersela con una produzione abbastanza grezza, che diventa leggermente confusionaria quando la batteria (anzi molto probabilmente la drum machine) sale di giri. Questa è la seconda pecca grave dell'album, che si accompagna a suoni eccessivamente slegati dal resto del contesto strumentale e poco propensi a esprimere la carica emotiva calda racchiusa nei brani.

Alla luce di quanto detto, di carne al fuoco se ne vede parecchia, specie considerando che abbiamo a che fare con un primo album, ragion per cui sarà interessante seguire il percorso dei ragazzi nel futuro. Nel frattempo potrete verificare le mie parole scaricando il disco attraverso il link messo a disposizione dalla band e presente sulla pagina Facebook.

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