DESERT OF MARS – Transmission

 
Gruppo: Desert Of Mars
Titolo:  Transmission
Anno: 2011
Provenienza:   U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Send More Gasoline
  2. Dreamcrushers Inc.
  3. Honor Above All
  4. Strike
  5. March Of The Meteors
  6. Ready To Burn
  7. Domatomic
  8. This Time
  9. 1000 Suns
  10. Cities On Fire
DURATA: 37:59
 

Ho scoperto il monicker Desert Of Mars girovagando su internet, il trio composto da Tony Salvaggio (basso e voce), Robert (Bob) Hoff (chitarra) e Billy Garretsen (batteria) arriva da Austin (Texas) e si presenta con il primo album "Transmission". Prendete il desert sound, shakeratelo con il grigiore ribelle di un certo grunge e la vivacità di scelte punk e vi sarete fatti un'idea di come suoni questo disco.

Kyuss, Fu Manchu, l'orecchiabilità dei Nirvana e potrei citare chissà quanti altri nomi come influenza per questi ragazzi, quello che è più importante è che poco meno di quaranta minuti di musica volino, c'è il piglio rock, ci sono le melodie, i ritornelli che ti vien voglia di cantare e quel buon equilibrio fra l'impatto classico del made in California e il subbuglio emotivo della grigia e piovosa Seattle.

La scaletta passa da un'opener dallo stile radiofonico come "Send More Gasoline" a una "Dreamcrushers Inc." che lascia più spazio alla fuga strumentale, dalla ritmica quasi seriosa di "Strike" all'atmosfera spacey che si respira in una fuzzy "March Of The Meteors" e che piacere il basso in risalto.

Più che l'arido spirito del deserto texano è un viaggio galattico creato da canzoni dai toni adombrati quello che stiamo percorrendo in loro compagnia, anche nei momenti in cui la solarità dei Fu Manchu sembra presentarsi in maniera più attiva, come avviene in "Ready To Burn", essa è inglobata all'interno della visione personale dei Desert Of Mars. Non ci troviamo dinanzi a qualcosa d'innovativo, è però evidente che incanalino la musica in un'unica direzione, il letto su cui discenderà ha come argine la visione scura del riffing, qualità che viene rimarcata ancora una volta in "This Time" dai lievi tratti psichedelici.

La bontà di un disco valido qual è "Transmission" è il non avere filler, una prova che si porta avanti in maniera compatta offrendo una qualità livellata ben oltre una piena sufficienza e che con un paio di spunti indovinati mostra i presupposti per raggiungere vette più alte.

Del resto neanche per quanto riguarda il lato legato alla produzione c'è molto da ridire, la strumentazione è intellegibile ed equilibrata, forse un po' di spinta in più in certe occasioni avrebbe fornito quello smalto necessario a spezzare una stasi percettibile in sparuti frangenti ma parliamo sempre di un'autoproduzione e di un debutto, c'è il tempo per tali accorgimenti e le premesse fanno ben sperare per il futuro, bravi.

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