DESERT STORM – Forked Tongues

DESERT STORM – Forked Tongues

 
Gruppo: Desert Storm
Titolo:  Forked Tongues
Anno: 2010
Provenienza:  Inghilterra
Etichetta: Buried In Smoke Records
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TRACKLIST

  1. Cosmic Drips
  2. Ol' Town
  3. South We Roll
  4. Smokes 'n' Liquor
  5. The Jackal
  6. Forked Tongues
  7. The Void
  8. Connected
  9. Pocketwatch
DURATA: 38:45
 

In un momento della mia vita in cui dico alle sedute musicali da sbronza di starmi lontano, arrivano al mio orecchio sonorità che m'incitano al bere, mi viene da ridere. In fin dei conti ascoltare buona musica è la cosa fondamentale, non posso quindi che rallegrami con l'ennesimo album che con il giusto equilibrio di hard-rock bluesy, groove e parti acustiche riesce nel coinvolgermi.

È il gruppo britannico dei Desert Storm ad aver accompagnato in quest'ultimo periodo le mie serate, "Forked Tongues", loro album di debutto rilasciato nel 2010, è un incontro ben orchestrato di sonorità Down, Clutch, Corrosion Of Conformity con aperture verso i classici intramontabili Black Sabbath e Led Zeppelin.

Il disco propone un'ampia gamma di soluzioni, si passa dai tratti soul che caratterizzano le iniziali "Cosmic Drips" e "Ol'Town", particolareggiate dalla presenza corale di Lauren Hayes, alla prestanza di una doppietta composta da "South We Roll" e "Smokes'n'Liquor" con la seconda scandita da sonorità blues grevi, sino al presentarsi di una titletrack che mostra in maniera palese il lato più pesantemente metallico del combo.

Se fino a quel punto si è però usata la mano pesante, con gli episodi successivi c'è un'inversione di tendenza, sia "The Void" che "Connected" spostano decisamente il tiro in altra direzione, la prima con movenze più delicate alternate a fraseggi possenti evidenzia la capacità di giostrare la voce da parte del singer Matt Ryan, in alcuni punti affine a quella di David Drayman dei Disturbed, l'altra è caratterizzata dall'uso dell'acustica e da un'atmosfera settantiana di memoria Led Zeppelin.

Il combo non inventa niente ma non si limita neanche solamente a scopiazzare dai grandi come fanno in tanti, offre all'ascoltatore un disco, "Forked Tongues", che dalla battuta iniziale a quella finale riesce a mantenere vivo l'interesse, che non si affossa nel tentativo di riproporre le peculiarità d'acchiappo sicuro correndo anche il rischio di farsi skippare in qualche traccia per una commistione che di primo acchito può risultare non completamente piacevole a chiunque.

Superato il giro d'apertura e con la consapevolezza che vi saranno di ottima compagnia, apprezzerete il lavoro dei Desert Storm senza porvi troppi problemi e giunti alla conclusione con "Pocketwatch" chissà che il suo ritmo alcolico sudista accompagnato da un buon bicchiere di whisky non v'inviti a ripremere play subito dopo, provatelo.

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