DESERT WIZARDS – Ravens

DESERT WIZARDS – Ravens

 
Gruppo: Desert Wizards
Titolo:  Ravens
Anno: 2013
Provenienza:   Italia
Etichetta: Black Widow Records
Contatti:

Facebook

 
TRACKLIST

  1. Freedom Ride
  2. Babilonya
  3. Back To Blue
  4. Blackbird
  5. Dick Allen's Blues
  6. Electric Sunshine
  7. Burn Into The Sky
  8. Vampires Queen
  9. Bad Dreams
  10. Childhood's End
DURATA: 01:02:19
 

I Desert Wizards li avevamo incrociati con il debutto eponimo, al quale la Black Widow Records aveva ridato vita: l'album — in origine autoprodotto nel 2010 — era stato infatti rilasciato per l'etichetta genovese l'anno successivo. In seguito nel 2013 è stato dato alla luce, sempre tramite Black Widow, il secondo lavoro "Ravens".

Ascoltando quest'ultima uscita è possibile notare come la radice portante del suono dei due dischi sia per lo più similare: sono gli psichedelici anni '70 a farla letteralmente da padrone, ma stavolta con l'aggiunta di uno strato di nero più spesso che porta a galla con sé ramificazioni doom e proto-stoner. L'elenco delle influenze riconoscibili è lungo e in parte l'ho sviscerato nella recensione di "Desert Wizards", perciò non starò qui a ripeterlo, tuttavia è fondamentale in quanto l'aspetto che più coinvolge di questo "Ravens" è il fattore conosciuto, modellato in maniera tale da far intravedere un carattere e una capacità espositiva propri. Certamente è impossibile non farsi un viaggio con "Babilonya", "Back To Blue" ed "Electric Sunshine" senza pensare a Pink Floyd e Black Sabbath, come detto però tutto ciò non infastidice, dal momento che non ho percepito quella stucchevole sensazione di prevedibilità e pressapochismo che alle volte accomuna le band decise a onorare e far proprio quel periodo d'oro.

Un altro aspetto positivo da tenere in considerazione è quella presenza nera della quale scrivevo più su: il suono dell'album è per molti versi più oscuro e duro rispetto a quello del suo predecessore, arricchito con scanalature profonde e accelerazioni capaci di contraddistinguere pezzi come l'apertura "Freedom Ride", "Burn Into The Sky" e "Bad Dreams", aggiungendo così varietà alla già di per sé ricca proposta della compagine nostrana.

Il disco dei romagnoli è pura manna dal cielo e la chiusura tributata a Gilmour e soci con la cover di "Childhood's End" suggella con gusto la bellissima prova offerta; una prova che invita all'acquisto e ci ricorda nuovamente che non bisogna necessariamente avere passaporto straniero né essere vissuti negli anni Settanta per suonare dell'ottimo rock. Al giorno d'oggi ci sono molteplici realtà che meritano la nostra attenzione e i Desert Wizards sono fra queste: è arrivata l'ora di dar loro spazio.

Facebook Comments