DESOLATED VOID / THE LAST VAN ZANT / THE PARISH – Crimes Against Humanity

DESOLATED VOID / THE LAST VAN ZANT / THE PARISH – Crimes Against Humanity

Informazioni
Gruppo: Desolated Void / The Last Van Zant / The Parish
Anno: 2010
Etichetta: Crimes Against Humanity Records
Contatti: www.myspace.com/desolatevoidrocks – www.myspace.com/theparishofdoom – www.myspace.com/thelastvanzant
Autore: Mourning

Tracklist
Desolated Void
1. 13
2. Reburn
3. Ungrateful Bastard
4. Expect The Worst
5. Broken Bones & Bullet Holes
The Last Van Zant
6. Dog From Hell
7. War All The Time
8. Standing In Blood
9. Learning
10.Way Of The Feature
11.Born Of Death
The Parish
12.Suffer
13.Dark Days

DURATA: 42:56

La Crimes Against Records unisce tre band in un colpo solo dando vita a uno split ricco e diversificato ma devoto a impatto, spinta e musica che affonda spesso nel fango.
L’apertura spetta ai Desolated Void: un misto di High On Fire e Motorhead, qualcosa degli Acid Bath per uno sludge/rock divertente e alquanto scapocciante che vede in “13”, “Ungrateful Bastard” e “Broken Bones & Bullet Holes” le migliori canzoni per quanto riguarda il piglio divertito e alcolico che il southern sound trasmette, nulla di nuovo all’orizzonte ma questi sanno come risollevare il morale se siete giù.
I The Last Van Zant spostano decisamente il tiro e l’approccio in generale solcando territori di derivazione punkettona, voce costantemente aggressiva ma c’è ancora da lavorare per quanto riguarda le basi e la solistica non perfette, ci sono dei buonissimi spunti che tengono a galla la prova in brani come “Dog From Hell” e “Standing In Blood”, esaltate ed esaltanti per il loro mood scatenato, adrenalina che fluisce come fosse un fiume in piena.
Terza formazione e ancora un cambio di sound, le ritmiche deviano sul classico, l’atmosfera diventa più doom e gente quale Black Sabbath e Gran Magus vengono a farci compagnia. Se non fosse per la voce growl i The Parish si potrebbero racchiudere nell’immenso calderone che vede al proprio interno gli act legati alla generazione iniziale del doom al 100%. Modalità stoner in “on”, la giusta dose di solistica seventies/desertica e ci si ritrova con “Suffer” e “Dark Days” a farci godere. Per quanto il groove lento e profondo sia un assist ben fornito per la vocalità rudemente cavernicolare applicata, su basi similari è tutt’altro ciò che ci vuole per farlo esplodere.
Il progetto è ambizioso, mostra tre modi di porsi distanti come visione seppur concordanti sul fattore “terreno fangoso” che li tiene connessi, un buon motivo per dare una possibilità a questo tipo di release che essenzialmente servono più a dare indicazioni generali che a far conoscere nei minimi dettagli una realtà, una sorta di primo appuntamento.
Se amate i “first date” al buio nessuna paranoia, qui di cantonate non se ne prendono, split per gli amanti del doom/slugde, una chicca da collezione.

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