DESPITE EXILE – Relics

 
Gruppo: Despite Exile
Titolo: Relics
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Lifeforce Records
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TRACKLIST

  1. Ghost Vessel: Adrift
  2. Absent Foundation
  3. Introspector
  4. Deviant
  5. Relics
  6. Into The Gyres
  7. Death Drive
  8. Ghost Vessel: Swerve
  9. Of Imaginary Shipwrecks
  10. Submerge
  11. Ephemeral
DURATA: 41:18
 

Non avevo la benché minima idea di chi fossero i Despite Exile: ho sempre considerato l'ambito -core come una specie di lebbroso, da cui rimanere alla larga a qualsiasi costo. Per fortuna poi Lifeforce mi ha spedito a sorpresa una copia di "Relics".

Arrivo con qualche mese di ritardo, come sempre, e l'internet ha già tessuto lodi e controlodi del nuovo album dei Friulani, e per una volta a ragion veduta: il quintetto udinese è riuscito a mettere insieme un disco coeso, ben suonato, divertente e solido sotto qualsiasi aspetto. E, ripeto, lo dico da persona non interessata (quando non proprio detrattrice) del genere in questione; eppure qui i breakdown e le melodie e le urla e questo e quell'altro funzionano benissimo.

C'è una solida base da "Slaughter Of The Soul", su cui si innestano tutte le cose tipiche del metalcore mitteleuropeo alla Heaven Shall Burn o Caliban: riff, inserti di tastiera, growl, altri riff, ulteriori riff, qualche altro riff. Niente djent o progressioni thrash, insomma, ma una matrice molto più tradizionalmente melodeath, che i Despite Exile sono bravissimi a sviluppare lungo tutti gli undici brani, facendone un album che tiene sempre alto il tiro e non si siede mai su ritornelli puliti o soluzioni facilone che hanno reso il metalcore un genere così popolare tra i giovinastri. Insomma, "Relics" è un disco che spinge, e spinge con grande maturità.

Scopro poi che i Despite Exile arrivano da un concept album, ma che hanno dato vita al disco concependo i brani in modo slegato tra loro, dando al lavoro coesione ex-post grazie ai temi trattati nei testi: il mondo è rovinato, in balia degli avvelenatori di pozzi, e gli uomini sono persi, privi di qualsiasi punto di riferimento. C'è un fondo molto emo, un senso di sconfitta annunciata tipico del -core, che nell'Italia degli ultimi mesi trova terreno quantomai fertile. I Despite Exile sono bravissimi a fotografare queste sensazioni, a sintetizzarle e metterle in musica, donando un tocco nostalgico e sconsolato anche a brani grossi e pompati ("Introspector"), facendo di "Relics" un lavoro estremamente personale.

Il bilanciamento tra melodia e aggressività è assolutamente perfetto, e i Despite Exile riescono a condensare e comunicare tanto in una manciata di canzoni solo all'apparenza semplici, infondendo grande atmosfera al proprio lavoro (complice l'illustrazione, molto evocativa per quanto un po' scura, realizzata dal chitarrista Carlo Andrea Ferraro). Mai avrei pensato di rimanere così colpito da cinque ragazzi del Nordest che suonano metalcore, così diretti e al contempo profondi. Felicissimo di essermi dovuto ricredere.

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