DETHRONE – Incinerate All

 
Gruppo: Dethrone
Titolo: Incinerate All
Anno: 2016
Provenienza: Svezia
Etichetta: Massacre Records
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TRACKLIST

  1. Reborn In Fire
  2. The Plague Carrier
  3. Rat King
  4. Morbid Existence
  5. Spiritual Deception
  6. Where Darkness Dwells
  7. I Am God
  8. Failure
  9. Dawn Of Demise
  10. The Inevitable End
DURATA: 39:10
 

I Dethrone sono tornati e hanno rilasciato il secondo album, intitolato in maniera decisamente calzante "Incinerate All". La formazione svedese — recensita da Akh. in occasione del debutto "Humanity" (2013) — è entrata inoltre per l'occasione a far parte del roster della Massacre Records.

Il quintetto proveniente da Värnamo è travolgente e spinge pressante sull'acceleratore: l'intenzione pare sia proprio di incenerire tutto ciò che lo circonda, sfruttando una combinazione thrash-death metal che, come avvenuto nel precedente atto, miscela sonorità di casa Slayer con quelle provenienti dal panorama natale riconducibili ad At The Gates, The Haunted e The Crown, piazzando così una martellata dopo l'altra. Il tessuto death è oggi più radicato rispetto a quello esposto nel recente passato e classicamente ricollegabile al mondo thrash; quest'ultimo è comunque diffuso qua e là con sapienza all'interno di "The Plague Carrier" (il cui riff d'attacco è letteralmente spaccacollo), "Rat King" e "I Am God" (dai connotati stilistici più omogenei ma efficacissimi), ideale contraltare della più elaborata e dinamica "Spiritual Deception".

Gli Scandinavi hanno dato vita a una prestazione muscolare e massiccia, nella quale è tuttavia possibile riscontrare l'intervento in corsa di soluzioni melodiche ideali per impreziosire le sfuriate del riffing in "Morbid Existence"; un paio di rallentamenti sparsi nel tentativo di conferire quel tocco di groove che non guasta; e misurati ma ben congegnati inserimenti solistici, come quelli apprezzabilissimi racchiusi in "Reborn In Fire" e "Failure".

"Incinerate All" è un disco ben suonato e ben prodotto, aspetto curato presso i connazionali Shimmer Studios di Ljungby, che ci consegna una band in gran stato di salute. Il cantante Mattias Vestlund e il batterista Simon Lundh in particolare sono sugli scudi: il primo grazie a un growl-scream che ancora una volta si sposa perfettamente con la natura esplosiva dei brani, mentre il secondo mette in mostra una grande spietatezza ritmica. Se proprio gli si volesse trovare un difetto, qualcuno potrebbe lamentare l'assenza di originalità nella proposta o far notare la familiarità che la lega a quanto scritto in passato; anche tenendo in considerazione tal punto, una volta premuto il tasto «play» le canzoni tireranno giù tanti di quei muri, invitandovi talmente a scapocciare, che ve ne fregherete altamente delle critiche.

Un'uscita creata da amanti del genere per gli amanti del genere.

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