Deus Mortem - Kosmocide

DEUS MORTEM – Kosmocide

Gruppo:Deus Mortem
Titolo:Kosmocide
Anno:2019
Provenienza:Polonia
Etichetta:Malignant Voices / Terratur Possessions
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TRACKLIST

  1. Remorseless Beast
  2. The Soul Of The Worlds
  3. Sinister Lava
  4. Through The Crown It Departs
  5. The Seeker
  6. Ceremony Of Reversion P. 2
  7. The Destroyer
DURATA:42:47

Non è un caso che i Deus Mortem arrivino dalla Polonia, odierna Mecca del Metal estremo. In Kosmocide, infatti, si ritrova tutto ciò che ci si aspetterebbe da una uscita polacca per Malignant Voices in combutta con Terratur Possessions: violento scream lacerante, batteria incessante e riffing schizofrenico, sporcato da una produzione non esattamente cristallina che esalta e sfuma lo scenario nero dipinto dalla formazione di Wrocław.

Sei anni dopo il debutto sulla lunga distanza Emanations Of The Black Light e tre anni dopo l’EP Demons Of Matter And The Shells Of The Dead, la formazione polacca dà alla luce un album qualitativamente costante, riciclando formule a ogni modo ben note. Scritto interamente dal multistrumentalista Necrosodom, si tratta di un disco solido, che percorre traiettorie obbligate e strette. Il metallo nero dei Deus Mortem non si discosta infatti particolarmente dalla palette sonora di connazionali ormai di culto come i Mgła, mantenendone il riffing gelido ma smorzandone la vena malinconica e turbata. Ciò che incorporano è invece la prepotenza degli assoli di chitarra à la Slayer e del riffing ossuto in alcuni passaggi (“Ceremony Of Reversion P. 2”).

A differenza del debutto, la produzione di Kosmocide è leggermente meno grezza, con chitarre più delineate nel mix e batteria più definita. Vengono meno le armonie di chitarra, tuttavia rimane la fascinazione per la melodia di matrice tutta finlandese, che si riflette anche nella composizione. Tutt’altro che raffinato e forte di melodie possenti, per la irrequieta e incessante esplorazione di territori più tradizionali, ricorda il black metal scandinavo anni ’90, mentre per timbro e linee vocali i sopracitati Mgła. In una visione di insieme, i sette pezzi si susseguono con rigore e stanno fianco a fianco come fossero coalizzati contro un nemico comune, ovvero il cosmo e il suo pantheon divino, al quale non ci si può che rivolgere con disprezzo e furia omicida. La chiamata alle armi è di quelle violente, rapide, che non possono generare dubbi, mentre il glaciale intermezzo acustico funge da seme rigoglioso per un climax lugubre che si risolve nell’ultima traccia, “The Destroyer”, dall’andatura e da partiture trionfali e con un minutaggio non indifferente per un album così compatto e veloce. Nel mezzo collera, ira e nessun riempitivo.

Serve molto per farsi notare nella scena black metal, soprattutto in un’annata di ottime uscite come è stato il 2019 e Kosmocide è la prova che si può creare black metal degno di nota pur adottando ancora un approccio tradizionale e dandogli addirittura una verniciata thrash metal, ricordandoci quanto possono essere trascinanti i riff quadrati e spigolosi.

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