DEVIATE DAMAEN – Retro-Marsch Kiss

 
Gruppo: Deviate Damaen
Titolo: Retro-Marsch Kiss
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: TSC Records
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TRACKLIST

  1. Bacio Di Ritorno
  2. Descendi, Frigus!
  3. L'Antimissionar
  4. Centone "Ad Guerram" – Lyturgika'ss III
  5. Ombre Senza Tombe (Globulo Primo)
  6. Narcissus Race (Bunker Remix) – Centone "Ad Speculum"
  7. Sepolcreto E Nobiltà, Solfeggiar D'Identità! – Quell'Eterno Eco Di Gloria Che Noi Saremo (Globulo Secundo)
  8. Così Parlo Costantino XI (Globulo Tertio)
  9. Basta Non Basta (V Movimenti: Con Le Budella Dei Buoni Ci Si Strozzano I Cattivi, Basta Non Somiglianza, Discordia In Marcia, Orgiasticum Metallum Nostrum, Olio Alle Grondaie)
  10. La Preghiera Di Dante (Globulo Quarto)
  11. Gothiko, Non Hai Capito Un Cazzo Se… – Centone "Ad Coronam"
  12. Il Valzer Del Retrogrado
  13. Elektr'n'Culo Pasquinata – Centone "Ad Patriam Et Eius Finium Sacertatem"
  14. La Fine Che Non C'è
  15. Schiuma Su Sto Scroto, Progressista! (Live)
  16. Rintocchi D'Occaso
DURATA: 1:35:11
 

Ah, che belli i tempi del politicamente corretto, che nel giro di poco i cosiddetti alternativi hanno trasformato in una gara a chi si mostra più anticonformista; ormai si fa fatica a capire se qualcuno stia realmente infrangendo o rispettando qualche regola, o se queste siano semplicemente due mode che viaggiano di pari passo, alimentandosi a vicenda. È diventato talmente facile dire di essere pro o contro qualsiasi cosa che solo quando ci si trova davanti a gente come i Deviate Damaen ci si può rendere conto di cosa davvero significhi essere fuori da ogni schema. Tra le tante realtà che amano vantarsi di una fantomatica attitudine da ribelli, la band romana da tempo spicca per la propria personalità e per la propria ideologia senza compromessi; il loro motto facciamo come cazzo ci pare viene assolutamente rispettato in ogni aspetto di questo doppio album, dalla musica ai testi, passando per l'estetica.

E partirei proprio dall'estetica, elemento che viene considerato assolutamente importante dai Nostri, come testimoniano le foto dei componenti presenti nel libretto; già dai tempi in cui erano conosciuti come Deviate Ladies cantavano dell'amore per la propria bellezza in "Mirror My Love" e continuano a farlo oggi in "Narcissus Race". Potrete notare come il nudo — in questo caso esclusivamente maschile, alla faccia dei metallari che speravano nelle solite gothike — venga particolarmente valorizzato, a conferma delle parole di G/Ab: Chi non ama il nudo odia la bellezza, e chi odia la bellezza avrà il nostro odio. Ma un apprezzamento di non poco conto viene rivolto anche alla storia italiana ed europea: la scelta dei colori e dei caratteri, insieme ad alcune delle immagini usate come sfondo, sembrano volerci riportare alle nostre radici culturali. L'unione di queste due diverse bellezze viene celebrata proprio in copertina, in cui possiamo ammirare il secondo cantante Giamo G. Laerte intento ad avvicinare le proprie labbra a quelle di una statua che rappresenta metaforicamente le nostre origini, in sostanza noi stessi; ed è leggendo ciò che è scritto sul suo braccio che risulta evidente che egli, baciando quella scultura, stia effettivamente amando se stesso.

Non c'è da stupirsi, quindi, se le parole rappresentano un altro fattore fondamentale di "Retro-Marsch Kiss". I tributi alla nostra cultura sono molteplici: il testo di "Ombre Senza Tombe" proviene dalla "Eneide" di Virgilio, la lunga "Basta Non Basta" contiene un estratto dell'Inferno della "Divina Commedia" e lo stesso Alighieri viene tirato in ballo in "La Preghiera Di Dante", mentre i quattro centoni uniscono le parole di artisti quali Foscolo, Petrarca, Manzoni, Pascoli, Alfieri e Leopardi a quelle dei più contemporanei G/Ab e Luminis. La quasi totalità delle liriche è scritta nella nostra lingua, a eccezione del latino di "Descendi, Frigus!" e dell'inglese di "Narcissus Race"; l'italiano utilizzato è spesso poetico e ispirato a una sua forma passata, ma sono altrettanto frequenti le fasi in cui è più moderno. Per quanto riguarda le tematiche trattate, esse si dividono tra riflessioni e satira, ma conducono tutte all'ideologia che sta alla base del gruppo. Quelle che potrebbero sembrare le due facce dei Deviate Damaen — una seria e devota all'arte, l'altra delicata quanto la soda caustica — sono in realtà un'unica faccia, una sola forza che punta a distruggere senza pietà alcuna ciò che considera sbagliato per favorire la crescita (o la rinascita) di quanto c'è di buono nell'Umanità. Troverete critiche che definire forti sarebbe eufemistico a vari elementi della nostra società, dal rapper al gothiko, dalla post-femminista a una più generica sinistra; una certa idea di progresso e di modernità viene presa di mira in continuazione e su diversi piani, segno che così tanta ostilità non nasce da motivi futili, bensì da una ricerca approfondita che va a scavare in ogni campo in cui questa mentalità si sia insediata. Il testo de "L'Antimissionar" è un chiaro esempio di come la compagine capitanata da G/Ab preferisca sputare su ciò che non accetta, in barba al perbenismo e al rispetto forzato:

Non mi detestar
Io son l'Antimissionar
Scelgo solo ciò che amo
Il resto lo calpesto

Tutto ciò si riflette pienamente nell'aspetto musicale di questo album, che mette in mostra tutta l'ecletticità di una band che non si è mai fatta problemi a osare e ad andare contro ogni regola, non dando alcun peso alle varie critiche e accuse che potrebbe ricevere. Difficile definire in poche parole il contenuto sonoro di questo lavoro: quella che oltre venti anni fa nacque come una realtà Gothic Rock, nel tempo ha imparato a manipolare il proprio sound con sperimentazioni di vario genere, in modo che la musica prenda la forma più adatta al messaggio che deve veicolare. Trovare una traccia simile all'altra è un arduo compito, proprio perché ogni brano ha una propria vita, un proprio significato che lo rende distinto e contemporaneamente complementare agli altri; ma non pensiate che questo sia un problema, poiché la teatralità Rock figlia dell'attitudine sfrontata e ambiziosa di cui abbiamo parlato in precedenza fa da collante ai vari pezzi che compongono l'opera. Partendo quindi dal presupposto di ascoltare una band a cavallo tra Gothic Rock e Heavy Metal, ci ritroveremo spesso e volentieri travolti da ondate di Noise, subiremo la pesantezza di certo Industrial e verremo cullati da tributi alla musica classica di Brahms, Beethoven e molti altri; l'influenza elettronica si manifesta in diverse forme, dalla ritmica di "Narcissus Race" alla voce filtrata di "Gothiko, Non Hai Capito Un Cazzo Se…", passando per una sorta di Power Electronics accompagnato da un discorso ai difensori di Costantinopoli di Costantino XI Paleologo nel brano che da egli prende il nome. Il lato più tradizionalmente Metal viene anch'esso manipolato, apportando elementi che si avvicinano al Punk in "Schiuma Su Sto Scroto, Progressista!", mentre la lunga "Basta Non Basta", nei suoi cinque movimenti, spinge verso l'Industrial Metal arrivando a sfiorare il Black Metal; "Lyturgika'ss III" si presenta come una sorta di seguito spirituale di "Lyturgical Obsession", riuscendo a riproporre la base dell'originale in una nuova veste più aggressiva. Tutti i musicisti (e non solo) coinvolti offrono una prestazione sopra le righe, tra tutti spicca il leader G/Ab che riesce a dirigere un'orchestra apparentemente senza regole in ognuno dei suoi bizzarri componenti, compreso se stesso; la strumentazione utilizzata, inoltre, si avvale di stranezze quali un grammofono, il batacchio di Agnone e calici di cristallo.

Altro elemento che caratterizza questo lavoro è il pesante uso di campionamenti, che vanno da un vinile del 1909 per la musica de "Il Valzer Del Retrogrado" all'insieme di suoni disturbati di "Elektr'n'Culo Pasquinata" che, leggendo dal libretto, è stato prosaicamente realizzato inserendo un microfono spirale nel culo (dal greco "kolon") del leader della band e schiacciando "rec" sul suo minidisk. E se "Religious As Our Methods" iniziava con una confessione a cavallo tra incesto e blasfemia recitata a un vero prete, l'introduzione del secondo atto di "Retro-Marsch Kiss" è una serie di telefonate intrise di caritatevolezza come uno straccio lavacessi a persone ignare, che viene chiusa con una bestemmia piena di sentimento di una delle vittime.

Avrete capito che questo non è un album come un altro, il lavoro e l'impegno dietro a questa opera sono evidentemente molto grandi. Ci sono voluti sette anni per realizzarlo e vi invito a leggere il libretto per rendervi conto della quantità di ospiti, influenze e luoghi che sono stati inclusi nel lungo percorso che ha portato a questo risultato, ne ho volutamente citati solo alcuni per lasciare a voi la scoperta di tutti i piccoli dettagli che compongono il puzzle. Mettete da parte i giudizi sulla loro ideologia, potrete essere d'accordo o meno, ma è fuori da ogni dubbio che trovare artisti che esprimano il proprio pensiero senza perbenismi, senza freni e senza paura del giudizio altrui in questa maniera è veramente raro; senza contare che le argomentazioni portate sono ampie e mostrano un livello di conoscenza della nostra cultura decisamente elevato. Per quanto mi riguarda, già solo questo è un ottimo motivo per ascoltare ciò che hanno da dire; il giudizio poi spetterà a voi, ma lasciate che vi avvisi: qualunque opinione avrete, a loro non fregherà assolutamente niente.

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