DEVILISH IMPRESSIONS – The I

 
Gruppo: Devilish Impressions
Titolo: The I
Anno: 2017
Provenienza: Polonia
Etichetta: Lifeforce Records
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TRACKLIST

  1. The I
  2. The Dove And The Serpent
  3. Eosphoros
  4. Blood Imprinted Stigma
  5. Ipse Philosophvs, Daemon, Devs Et Omnia
  6. Czerń I Biel
  7. The Fatal Messiah
DURATA: 51:15
 

Dei Devilish Impressions di "Simulacra", ossia di appena cinque anni fa, è rimasto davvero poco. Il trio capitanato da Quazarre ha abbandonato completamente le tastiere che facevano largo sfoggio di sé fino al capitolo precedente, spostandosi verso un sound estremamente più asciutto e denso, decisamente più ragionato e sobrio rispetto al passato, pur senza perdere una certa teatralità tutta polacca.

Ovviamente il primo pensiero è che i Devilish Impressions possano essere diventati un semplice clone degli ormai scopiazzatissimi Behemoth. Tuttavia, i Nostri si guardano bene dal voler seguire pedissequamente alcunché e, per quanto prendano abbondantemente spunto da gruppi più blasonati, cercano sempre di ritagliarsi un proprio spazio.

"The I" non è un disco grosso e declamatorio, non cerca mai di essere tamarro come un "Demigod" o "Evangelion"; è un lavoro più complesso e articolato, che richiede un ascolto attento per lasciarsi apprezzare appieno. Non c'è nessun ritornello di facile presa, nessun riffone megalitico, ma una serie di soluzioni diverse e sfaccettate: rallentamenti che si trasformano in riff intricati, assoli, strutture mai lineari e testi mescolati in inglese e polacco sono il cuore pulsante del disco, mentre accelerazioni e blast beat diventano elementi secondari. Anche la voce di Quazarre, pur presentando ancora controcanti e variazioni, è molto più uniforme nel suo scream e vengono quasi del tutto abbandonati i cori, se non in rarissime occasioni ("Blood Imprinted Stigma").

Spazio poi per qualche ospite illustre: Ares (cantante degli Aeternus ed ex-Gorgoroth) e Mike Wead (chitarrista di King Diamond e dei Mercyful Fate) prestano ugola e strumento per impreziosire l'album, segno che i Devilish Impressions hanno cercato anche negli ospiti un certo tipo di qualità e notorietà. Allo stesso tempo, la confezione di "The I" è molto curata, con immagini a corredo del libretto che riprendono addirittura incisioni e bassorilievi di Albrecht Dürer e Gustave Doré (la cui "Vision Of The Valley Of Dry Bones" nel metal estremo è ormai come il prezzemolo).

Il risultato finale è un buon disco, concreto e costruito con attenzione, un evidente passo in avanti rispetto ai suoi predecessori, seppur non sempre incisivo quanto sarebbe lecito aspettarsi. Posto che non c'è nulla che non vada in "The I", si ha sempre la forte impressione che si tratti di un album di passaggio, una tappa nell'evidente cambiamento che sta vivendo la band, che non ha ancora raggiunto la propria meta.

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