DEVOLVED – Reprisal

DEVOLVED – Reprisal

Informazioni
Gruppo: Devolved
Titolo: Reprisal
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Unique Leader Records
Contatti: facebook.com/Devolvedmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Systematic Avenger
2. Accelerated Human Degeneration
3. Reprisal Of The Damned
4. Supremacy Enforced
5. Embodiment
6. Collateral Damage
7. Apocalyptic Visionary
8. Terminal Enslavement
9. Corrupted Mind Processor
10. Inanimate Infinity
11. (Cadence Of) The Dirge [traccia bonus, cover Exhorder]

DURATA: 59:45

I Devolved ci hanno preso gusto e a un solo anno di distanza dal terzo capitolo “Oblivion” tornano in carreggiata con “Reprisal”, nuovo lavoro che vede esprimersi la formazione guidata dall’unico membro fondatore rimasto, il batterista John Sankey, in una prestazione più dura e d’impatto, con toni accentuatamente rivolti a una visione “core” dello stile; lo si potrà notare soprattutto nell’atteggiamento, peraltro abbastanza dinamico, delle linee vocali del cantante Mark Haggblad.
Qualcuno ricorderà Sankey anche in qualità di batterista di transito nei fallimentari Divine Heresy, una delle band che ci saremmo decisamente risparmiati d’ascoltare, ebbene partendo dalla determinazione, unico pregio dei brani composti da quella sciatta realtà guidata ahimè da Dino Cazares, i Devolved sono stati capaci di impiantare sui pezzi un assetto futuristico/industriale di tutto rispetto.
L’operato del chitarrista e bassista Mark Hawkins è tecnico, melodico, sintetico, glaciale, come se si avesse a che fare con un cyborg ed è supportato da ferali cambi di tempo sclerotici e dal blastato sempre furente, si ottengono così delle canzoni che nel loro minutaggio fanno convivere fraseggi cervellotici e attimi di delirio meccanico. Il quadro dipinto sembra esser stato assemblato in una catena di montaggio, il risultato è però convincente e martellante, grazie anche all’apporto di una componente atmosferica pronunciata e ovviamente gelida nonché di una produzione che cura particolarmente la pulizia.
Le tracce di “Reprisal” sono delle bastonate alla schiena, arrivato il colpo lo si subisce senza poter replicare e le intrusioni dei vari ospiti si possono anch’esse inserire fra i fattori positivi a favore del disco: sia la voce di Tony Campos (Asesino, Possessed, Ministry, Prong e Soulfly) in “Terminal Enslavement” che i contributi solistici di Francesco Artusato (All Shall Perish), Nate Vennarucci (Anomalous, Ontogeny e Asunder), Malcolm Pugh (Disktreet, A Loathing Requiem e Inferi) e Vishal Singh (Amog Symphony e Robots Pulling Levers) rispettivamente in “Corrupted Mind Processor”, “Embodiment”, “Apocalyptic Visionary” e “Reprisal Of The Damned”.
Il termine “rappreseglia” (“reprisal” appunto) viene interpretato in maniera avveniristica, come lo scontro tra l’umanità in decadimento e la crescente autonomia delle macchine; è poi così distante dal potersi avverare questo forma di autodistruzione più volte esaminata anche in ambito cinematografico? Mi auguro di sì, la realtà dei fatti pende per il no…
Si sono così ottenute delle composizioni adeguatamente equilibrate e capaci di spingere al momento giusto, mentre sono state accantonate le parti in voce pulita che comparivano in “Oblivion”, rafforzando la sezione strumentale con John e Mark, che sia per la velocità che varianti impresse ai vari episodi si rivelano parecchio più incisivi rispetto al recente passato. L’ora trascorsa in compagnia dei californiani è piacevole e l’omaggio fatto ai thrasher texani Exhorder con la cover di “(Cadence Of) The Dirge”, brano contenuto in “The Law” del 1992, al quale è stata data una degna rappresentazione, è solo l’atto conclusivo di un “Reprisal” che fa segnalare un deciso e complessivo scatto in avanti.
Brutalità e tecnica rendono l’ascolto dei Devolved ancora una volta da indirizzare a una fascia precisa di appassionati, è quindi un album per gli amanti del genere che al tempo stesso non si fanno prendere dal panico per quanto scritto in capo alla recensione, il fattore “core” interno a “Reprisal” infatti è ben distribuito e non lede la qualità di una prestazione che fa ben sperare per il futuro. La band è in crescita e questo “ci piace”.

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