DIABOLICUM – The Dark Blood Rising (The Hatecrowned Retaliation)

 
Gruppo: Diabolicum
Titolo:  The Dark Blood Rising (The Hatecrowned Retaliation)
Anno: 2001
Provenienza: Svezia
Etichetta: Code666 Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. March Of The Misanthrophe
  2. Heavens Die
  3. The Hatecrowned Retaliation
  4. The War Tide (All Out Genocide)
  5. The Dark Blood Rising
  6. Sounds The Horns Of Reprisal
  7. Bloodspawn
  8. The Song Of Suffering (Eleven Blades Of Darkness)
  9. Into The Dementia
  10. The Nemesis Speaks…
DURATA: 44:50
 

Quando sento discutere e sproloquiare sull'interrogativo se il Male esista veramente oppure no, ciò che mi viene in mente all'istante è un nome: Diabolicum. La creatura svedese guidata principalmente da Sasrof è probabilmente ciò che farebbe ricredere chiunque fosse scettico sull'esistenza del Male vero e proprio.

A distanza di due anni dal devastante debutto "The Grandeur Of Hell (Soli Satanae Gloriam)" prende vita "The Dark Blood Rising (The Hatecrowned Retaliation)". Il cammino di distruzione intrapreso da questa formazione non presenta un solo attimo di cedimento: ecco quindi che "March Of The Misanthrophe" non si perde in convenevoli e, grazie alla sua marzialità, risuona come un richiamo alle armi; il ventre della Terra si è squarciato, i vapori dell'Inferno iniziano a filtrare, la battaglia finale sta per cominciare. Il compito di dare principio all'annientamento è affidato a "The Hatecrowned Retaliation": la drum machine e le sfuriate elettroniche scandiscono il tempo di un assalto irresistibile alle fondamenta stesse del Cielo, assalto propiziato da "Heavens Die", un'invocazione a Moloch e Pazuzu, coloro che saranno i condottieri della suprema campagna contro tutto ciò che si fregia dell'aggettivo "sacro". Le voci si fanno portatrici di un messaggio di morte e di sterminio, il riffing è una blasfemia ininterrotta; per usare le parole degli stessi Diabolicum: a plutonium fist in the face of God.

"The War Tide (All Out Genocide)" e "The Dark Blood Rising" si qualificano come gli episodi più devastanti del platter, il culmine indiscusso in cui la potenza degli Inferi si scatena senza freni: l'elettronica (unita alle grida di terrore e agli assoli inaspettati che sembrano quasi improvvisati) è un incubo foriero di distruzione e le chitarre riversano sul campo di battaglia un quantitativo inimmaginabile di odio nero e caustico. Vi sono momenti come "Bloodspawn" e "The Song Of Suffering (Eleven Blades Of Darkness)" in cui si manifesta maggiormente il carico evocativo che le venature Ambient e quasi avanguardistiche del gruppo portano sulle spalle… Dimenticate però passaggi malinconici o intimi, qui c'è spazio soltanto per l'esaltazione e la devozione incondizionata nei confronti delle divinità che dominano la parte più oscura e fiammeggiante dell'Universo. La caduta dell'ultima roccaforte celeste è celebrata da "Into The Dementia" in cui il sapore della vittoria sgorga incontrastato attraverso melodie sulfuree che infondono forza vitale all'odio e alla vendetta che permeano i cuori di chi si è schierato dalla parte di questi fedeli emissari del Diavolo. La Geenna è stata finalmente riconquistata, il Caos e l'Inferno hanno posto il proprio sigillo su un mondo ormai completamente purgato e il tempio di Jahvé è un cumulo di macerie fumanti.

"The Dark Blood Rising (The Hatecrowned Retaliation)" è un album lacerante, oscuro e dall'anima totalmente maligna, probabilmente il punto più alto raggiunto dall'Industrial Black Metal. Questo disco è Arte che brilla di luce propria, che innalza e glorifica il Verbo da cui è stato concepito. Se ancora ci fosse chi si ostina a non riconoscere l'enorme potenziale che una proposta di questo tipo porta in grembo, arroccandosi sulle proprie posizioni di insensata (e fasulla) intransigenza, beh… Non posso che provare tanta pena. Per chiunque invece sia in grado di andare oltre una visione ottusa e stereotipata e per chiunque sia alla ricerca di sonorità violente e talentuose a cui inginocchiarsi, l'acquisto di questo capolavoro è un obbligo.

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