Diabolizer - Khalkedonian Death

DIABOLIZER – Khalkedonian Death

Gruppo:Diabolizer
Titolo:Khalkedonian Death
Anno:2021
Provenienza:Turchia
Etichetta:Everlasting Spew Records
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TRACKLIST

  1. Dawn Of Obliteration
  2. Maelstroms Of Abhorrence
  3. Cloaked In An Aura Of Madness
  4. Mayhemic Darkness & Possessed Visions
  5. Sulphurous Vengeance
  6. Bringers Of Khalkedonian Death
  7. Spearfuck The Throes Of Treason
  8. Perishing In His Oceans Of Blood
DURATA:46:13

Calcedonia era un’antica colonia greca sulla sponda orientale del Bosforo, affacciata sul mar di Marmara, la cui fondazione risale al VII secolo avanti Cristo. Attraverso i secoli e i millenni, quella terra di confine ha finito per essere inglobata nell’odierna Istanbul, di cui oggi rappresenta una delle tante aree residenziali con il nome di Kadıköy. Eppure tra i palazzi decorati e i localini dall’aspetto europeo serpeggiano entità oscure, ombre cariche di odio e violenza. I Diabolizer sono una delle forme prese da queste ombre, e dopo quasi un decennio di gestazione arrivano a pubblicare il loro debutto vero e proprio sulla nostrana Everlasting Spew. Khalkedonian Death, per l’appunto, chiarisce in modo inequivocabile i due concetti alla base di questo disco: l’origine geografica e il death metal.

Il quintetto turco conta tra le proprie fila dei veterani della scena, membri di Burial Invocation, Engulfed, Decaying Purity, Hyperdontia e altri ancora, tanto per ribadire che a Istanbul il metallo della morte gode di ottima salute, e Khalkedonian Death è l’unico frutto possibile di questo albero del male: un album grosso, grossissimo, violento, cattivo, incazzato come una belva e assolutamente ispirato. I Diabolizer non hanno la minima intenzione di reinventare la ruota, vogliono solo che la propria possa essere usata come rullo compressore in qualunque occasione: Morbid Angel da una parte, Sinister dall’altra, ma anche sfumature moderne alla Hate Eternal più recenti, e il gioco è fatto.

Otto brani corposi, che arrivano a durare comodamente anche sei o sette minuti, ma che filano via alla velocità della luce grazie a un songwriting maturo e variegato, opera del chitarrista Mustafa Gürcalioğlu (che non a caso presta servizio in quasi tutti i nomi elencati poco sopra: Engulfed, Decaying Purity e Hyperdontia). A quanto pare Khalkedonian Death era pronto fin dal 2018, ma a causa delle agende fitte di impegni dei vari membri i lavori sono stati completati soltanto nel 2020, in piena pandemia. Un dettaglio non secondario è che, probabilmente complice il periodo in cui sono state concluse le registrazioni, ciascuno dei membri ha lavorato separatamente rispetto agli altri, in uno studio diverso e presumibilmente con tecnici diversi. Nonostante questa frammentarietà nelle sue origini, il debutto dei Diabolizer suona assolutamente organico, e difficilmente una band chiusa in studio avrebbe potuto fare di meglio.

I turchi hanno fatto centro: un pieno di death metal infernale e dai ritmi serrati, che non concede tregua e offre una prova tecnica di tutto rispetto. Complimenti ai Diabolizer e a Everlasting Spew per aver creduto una volta di più in un nome al debutto che manda ottimi segnali.

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