DIAPSIQUIR – A.N.T.I.

 
Gruppo: Diapsiquir
Titolo:  A.N.T.I.
Anno: 2011
Provenienza: Francia
Etichetta: End All Life Productions
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Ωlow
  2. Peste
  3. Fuel
  4. A.N.T.I.
  5. Ennui
  6. Avant
  7. Fais-le
  8. Seul
  9. Jet
  10. Kmkz
  11. Абcoлютний
  12. A.M.A.C.C.
DURATA: 57:24
 

Tentare di parlare in maniera oggettiva di un gruppo come i Diapsiquir è un'impresa ai limiti dell'impossibile. Questi francesi infatti, attivi dal 1996 e con alle spalle altri due full, fanno parte di quella schiera di musicisti che non producono musica adatta ai timpani di tutti. "A.N.T.I.", l'ultimo parto di questi signori, conferma senza dubbio la suddetta tesi. La proposta è di quelle volutamente fuori da qualunque schema, sempre e comunque; non vi sono interessi commerciali o voglia di avvicinarsi a una forma musicale ben precisa. Ciò che muove i Diapsiquir non è null'altro che la loro stessa degenerazione compositiva.

Il disco inizia con "Ωlow", un pezzo formato da samples schizoidi, rapidi inserti di estrazione Rapcore (?), devianti partiture elettroniche e disturbanti momenti chitarristici: il tutto viene miscelato senza alcun apparente senso logico, allo stesso modo in cui un infante potrebbe unire le tessere di un puzzle. Vi è però un sottofondo di consapevolezza troppo pressante e notevole all'interno delle "strutture" di questi pezzi, il che ci porta a pensare che i Diapsiquir siano perfettamente a conoscenza di ciò che stanno facendo… E questo rende l'insieme ancora più insano. Brani come "Peste" e la title-track si avvalgono di chitarre tremendamente malate e disturbanti, accostabili in qualche modo a (V.E.G.A.) e Alien Deviant Circus, corredate da vocals incredibilmente instabili, mentre "Fuel" è composta da note di piano, scariche elettrostatiche e samples di cori clericali o di atmosfere fiabesche, ovviamente stuprati, allungati e devastati a dovere. Vi sono poi momenti come "Ennui", farcita da arpeggi flamencati, e "Seul", con il suo incedere Jazz, che farciscono di salsa Industrial Black gli elementi "inusuali" al loro interno colmandoli con voci e echi che mai essere umano sano di mente potrebbe emettere (se non sotto gli effetti di qualche sostanza particolare). Questi folli francesi non hanno però smesso di attentare alla vostra salute psicologica: i riverberi e gli arrangiamenti presenti in "Avant" e in "Fais-le", se ascoltati attentamente in cuffia, svolgono infatti l'importante funzione di devastare i collegamenti neuronali e potrebbero ricordare (almeno in parte) alcune soluzioni adottate da creature nostrane come Redemption Curse e PCG666. L'episodio forse più "consueto" (nei limiti di quanto questo termine sia applicabile ad un caso simile) è rappresentato da "Jet", la quale rende avvertibile una vena di similitudine con il lavoro svolto dai Diabolicum: certe incursioni di chitarra ricordano infatti da vicino quelle follie presenti in pezzi come "The War Tide (All Out Genocide)" e "Bloodspawn".

Insomma, come ho già detto, credo sia quasi impossibile fornire un giudizio su un album del genere. Ritengo infatti che un disco come "A.N.T.I." non sia facile da apprezzare per qualsiasi mente "sana" o comunque sprovvista di quella scintilla di pazzia che permette ad un ascoltatore di calarsi in una proposta simile. Quindi, in conclusione, credo che potrei definire questo lavoro come musica deviata composta da gente deviata per gente deviata. Vi ritenete abbastanza insani per inoltrarvi in un sentiero tanto degenerato? Se la risposta è positiva, affrettatevi: "A.N.T.I." vi darà grosse soddisfazioni, ve lo assicuro. Viceversa, se pensate di non essere all'altezza, non provateci nemmeno. Non vorrei che vi presentaste dal sottoscritto a reclamare il vostro "preziosissimo" senno perduto: tenetevelo pure, io preferisco i Diapsiquir!

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