DIE ENTWEIHUNG – The Cage

 
Gruppo: Die Entweihung
Titolo:  The Cage
Anno: 2013
Provenienza:  Israele
Etichetta: Acephale Winter Productions
Contatti: Sito ufficiale
 
TRACKLIST

  1. The Train To Nowhere
  2. The Cage
  3. Where's That Life?
  4. World Resurrection's Symphony
  5. Martyrs
  6. Time
  7. Lugburz [cover Summoning]
DURATA: 51:40
 

Una delle cinquanta copie del nastro di "The Cage" è il mio primo contatto con la one-man band Die Entweihung, da Israele (anche se Herr Entweiherr, all'anagrafe Denis T., pare sia di origine russa); ciò significa una conoscenza estremamente parziale dell'ormai corposo cammino del progetto, che consta di sei album e due demo in poco più di un lustro di attività.

La definizione "raw black metal" che ne dà il web, tuttavia, all'ascolto di questo album, suona piuttosto azzardata. La cassetta pubblicata dalla californiana Acephale Winter, infatti, contiene sette brani di black melodico, strutturato e suonato più che discretamente, nonostante l'approccio lo-fi. Una serie di elementi piuttosto lontana dalla furia cieca e grezza che solitamente contraddistingue le uscite di matrice "raw". Anzi, la presenza di una cover di "Lugburz" dei Summoning è piuttosto indicativa dei suoni e delle caratteristiche propri di Die Entweihung, o almeno di questo specifico album: brani tendenzialmente lunghi (si va dai cinque minuti della traccia che porta il titolo del disco agli oltre undici di "Time"), tastierine midi, drum machine e addirittura degli assoli ("The Cage"). La chitarra non è gelida e graffiante, bensì piuttosto morbida e sporca, ma orientata alla melodia e all'orecchiabilità più che alla rabbia e alla velocità a tutti i costi.

Una peculiarità dell'operato di Herr Entweiherr risiede poi nello scarso utilizzo della voce: il growl profondissimo e bestiale di cui il musicista fa uso è quasi secondario rispetto all'enorme presenza degli strumenti, tanto che non è raro imbattersi in lunghi passaggi in cui non viene fatto alcun uso del microfono. Il primo, ad esempio, è un brano di quasi sei minuti totalmente strumentale, con grandi influssi atmosferici e una robusta dose di tastiere, mentre la già citata "Time", se da una parte contiene l'unico esempio di voce pulita dell'album, dall'altra viaggia per lunghi minuti senza che venga proferita parola.

Il risultato ultimo del lavoro di Denis T. è comunque un album piacevole, costruito con perizia e senza voler strafare, ma in grado di intrattenere per tutta la sua durata; la produzione povera e il formato su nastro contribuiscono a creare un'atmosfera che si sposa ottimamente con la drum machine e il sound "retrò" (leggi: "ancora più povero") delle tastiere; l'impressione finale è di un disco divertente, non particolarmente impegnativo, però assolutamente godibile, di cui potete farvi un'idea direttamente dalla pagina Bandcamp dell'etichetta.

 

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