DINING IN TUSCANY – 1556

Informazioni
Gruppo: Dining In Tuscany
Anno: 2011
Etichetta: Eaten Alive Records
Contatti: www.myspace.com/diningintuscany
Autore: Mourning

Tracklist
1. Lord Beethoven’s Diamond Church Of Worm
2. Andrea
3. 1556
4. Paradin
5. Gold Plates Black Discs
6. Broyer Du Noir

DURATA: 34:10

DINING IN TUSCANY - 1556 Pranzando In Toscana, nome particolare per una band australiana, a primo impatto si potrebbe pensare d’aver incrociato l’ennesima pseudo realtà metal col “ciuffo”, per fortuna ce la siamo risparmiata, il sound è decisamente più cattivo, una miscela moderna di grindcore, atmosfere e tinte black.
Certo non è la proposta più innovativa del mondo, basti pensare a quello che gira da tempo, ci sono act come gli Anaal Nathrakh o per restare in terra italica i The Secret che sono riusciti a coniugare influenze disparate dando vita a musica che fosse personale e di valore, poi sull’attinenza o appartenenza al black in quanto tali se ne potrebbe discutere per ore e ore.
Quello che importa è che il combo di Sidney, per dirla in termini calcistici, “tenga bene il campo”, è infatti ben organizzato e strumentalmente preparato, ha chiaro il fatto che il saper dosare le quantità dei generi che fluiscono all’intenro del debutto “1556” (hanno un solo ep precedente “Postcards From CoCo Lezzone”) sia fondamentale per permettere ai brani di risultare esplosivi, ambientalisticamente parlando interessanti nelle parti più dilatate e tendenti al riflessivo e capaci di esprimere una carica elettrica scura e tagliente.
La struttura del platter vede i due colossi “Lord Beethoven’s Diamond Church Of Worm” e “Broyer Du Noir” posti a capo e coda lasciando il compito di elargire attimi più o meno intensi alle tracce di mezzo, la violenza dibattuta ma equilibrata di “Andrea” viene rinforzata dalla successiva “1556” una dirompente traccia sparata di appena due minuti, blast a manetta sferrati con l’intento di assaltare l’ascoltatore.
Trovano nell’intimismo di “Paradin” dai toni alterni soffusi/acidi il cambio emotivo che si oppone alla dirompenza sin qui esposta, sul finire si riaccenderà quell’irruenta bramosia che di lì a poco avrà nuovamente pieno sfogo in “Gold Plates Black Discs”, il growling domina la parte vocale, la velocità sostenuta viene spezzata da frangenti ragionati e il supporto del riffing pronto a spegnersi e riaccendersi repentinamente infuocando o placando gli animi in un batter d’occhio la rendono particolarmente interessante.
Prodotto con cura, per quanto il mercato si stia ormai congestionando di queste prestazioni estreme, un album come “1556” può tranquillamente ritagliarsi una propria porzione di spazio e avere quindi riscontro da chi preferisce ascoltare un “crossover” suonato come si deve, puristi e old schooler incalliti non lo so, seppur badili senza farsi troppi problemi potrebbero trovare da ridire usando le solite frasi fatte, chissà che un passaggio nello stereo faccia loro cambiare idea? Tutto è possibile nella vita.

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