DISEASED OBLIVION – Portals Of Past And Present

 
Gruppo: Diseased Oblivion
Titolo:  Portals Of Past And Present
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Contaminated Tones Productions
Contatti: Reverbnation
 
TRACKLIST

  1. Unquenchable Hurt
  2. Blackhole Funeral III
  3. Ghosts Of Nuclear Winter
  4. Reclusa Eternus
DURATA: 28:44
 

A molti lettori il monicker Diseased Oblivion potrebbe risultare pressochè sconosciuto: il duo statunitense composto da Drew e Styv è di relativa recente formazione (2009) e ha all'attivo una discografia rappresentata da quattro split, una compilation e il demo di cui mi accingo a parlarvi. Styv, però, è un artista già comparso sulle nostre pagine: egli è, infatti, il mastermind del progetto Reclusa al cui riguardo, nell'anno passato, ebbi il piacere di scrivere in occasione dell'uscita del debutto, "The Anticonscience". Ciò che i Diseased Oblivion propongono in "Portals Of Past And Present" non si distacca di molto, a livello concettuale, dall'intransigenza morbosa e pachidermica che già riscontrai nel disco poc'anzi richiamato.

"Unquenchable Hurt" e "Reclusa Eternus" sono pezzi costruiti su fitte atmosfere droniche dai tratti desolanti e quasi meccanici a cui viene aggiunto un riffing intenso e frequentemente al limite con il Doom; la combinazione di tali fattori innalza un'impenetrabile barriera catacombale, la quale viene anche sormontata da una coltre profondamente e claustrofobicamente oscura. Non esiste alcun occhio di riguardo nei confronti dell'accessibilità all'ascolto, non vi sono compromessi e la macchina Diseased Oblivion ha come unico obbiettivo quello di stritolare e annerire ogni residuo di umanità. La dimostrazione lampante della succitata volontà decostruttrice ci perviene da "Blackhole Funeral III" e "Ghosts Of Nuclear Winter" che potremmo semplicisticamente immaginare come vortici infidi ed avvolgenti di progressioni rumoristiche, riverberi industriali e chitarre dilanianti che stringono inevitabilmente in una morsa gelida ed incorruttibile. La voce effettata di Styv (che, per rendere l'idea, più che una voce pare molto più simile ad una eco dagli Inferi) contribuisce notevolmente a rendere ancora più asettica e maligna quella tensione vibrante di alienante insania che emerge durante l'ascolto.

Ai fini della mia analisi non è utile mettersi a dissertare sulla scena Black Metal americana (o, se preferite, USBM) in quanto Diseased Oblivion non è ascrivibile a tale corrente; certo, la provenienza è quella, ma le composizioni del duo si distaccano da tale ambito e vanno a collocarsi in una dimensione isolata, generata unicamente da una folle ed inumana agonia. I portali del passato e del presente sono aperti e i peggiori incubi che vi erano rinchiusi stanno sorgendo: ci condurranno in un futuro in cui rimpiangeremo ciò che ora riteniamo doloroso perchè, a quel punto, le nostre attuali sofferenze saranno gioiose delizie estatiche.

 

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