Dispyt - Under Tiden Jag Sålde Min Själ Till Satan

DISPYT – Under Tiden Jag Sålde Min Själ Till Satan

Gruppo:Dispyt
Titolo:Under Tiden Jag Sålde Min Själ Till Satan
Anno:2020
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Immortal Frost Productions
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TRACKLIST

  1. Filtrera Min Världsbild
  2. Ditt Förvärv, Mitt Fördärv
  3. Total Jävla Ångest
  4. Vad Var Det Nu Igen Man Borde Ha Varit
  5. Jag Och Demonen
  6. Verkligheten Kallar
  7. Ödmjukhetens Hand
  8. Sluta Döma
  9. Utslagen Och Sönder
  10. Under Tiden Jag Sålde Min Själ Till Satan
  11. Avklarad Och För Länge Sen Glömd
  12. Mannen I Slips
  13. Skenhelighetens Monotoni
DURATA:30:28

Rieccoli quei bricconi dei Dispyt, con il loro carrozzone black-death-crust a base di schiaffi, rutti e cattivi pensieri tornano a infestare le mie orecchie dopo il loro album di debutto ripescato nel 2019 dalla Immortal Frost, e dopo un paio di split e un buonissimo EP. Nel frattempo ho venduto la mia anima a Satana, che non è ciò che ho fatto io di recente (ho provveduto parecchio tempo fa), ma la traduzione di questa nuova mezzora di rabbia alcolica lo-fi, Under Tiden Jag Sålde Min Själ Till Satan, che finisce sul mercato ancora grazie alle cure dell’etichetta belga.

Mezz’ora, dicevo, in cui c’è poco spazio per l’immaginazione ma tanto per il disagio, sociale o di altra natura fate voi. Infatti Owe Inborr e Juuso Englund dagli Ondfødt, Mathias Lillmåns (aka Vreth) da Finntroll e …And Oceans fra gli altri, confezionano un altro piccolo ammasso di musica putrefatta e incancrenita in cui il black e il death metal si alternano senza soluzione di continuità con tratti e attitudine crust punk. Una miscela che i Dispyt sintetizzano prendendo la simpatia e i buoni sentimenti dei Discharge ma caricandoli di ulteriori odio, blasfemia e metallo. Un muro sonoro saturo e impastato che non conosce mezze misure e che ti prende a sberle anche quando scende di ritmo; ascoltare per credere anche solo i due minuti e mezzo di “Verkligheten Kallar”, nei quali Lillmåns ti sbraita addosso senza quasi prendere fiato e andando completamente fuori tempo, mentre continua a menare come un disperato sulle corde del suo povero basso. Il trio di Jakobstad, senza frizzi né lazzi, fa molto bene il suo mestiere e non cede di un millimetro sull’intransigenza sonora che lo caratterizza; la mezz’ora di Under Tiden Jag Sålde Min Själ Till Satan è trascinante pur con e forse proprio grazie a tutta la sua indomabile rozzezza.

Un altro bel titolo nella già nutrita discografia della Immortal Frost Productions, nonché in quella di questi tre ossessi finlandesi, che ovunque mettano le mani fanno disastri di quelli che piacciono a noi stronzi. Cari Dispyt, continuate a farci del male, per favore.

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