Djevel - Tanker Som Rir Natten

DJEVEL – Tanker Som Rir Natten

Gruppo:Djevel
Titolo:Tanker Som Rir Natten
Anno:2021
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Aftermath Music
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TRACKLIST

  1. Englene Som Falt Ned I Min Seng, Skal Jeg Sette Fri Med Brukne Vinger Og Torneglorier
  2. Maanen Skal Være Mine Øine, Den Skinnende Stierne Mine Ben, Og Her Skal Jeg Vandre Til Evig Tid
  3. En Krone For Et Øie Som Ser Alt, Tusind Torner For En Soenn Som Var Alt
  4. Tanker Som Rir Natten
  5. Naar Maanen Formørker Solen I En Dødelig Dans, Ber Jeg Moder Jord Opp Til En Siste Vals
  6. Vinger Som Tok Oss Over En Brennende Himmel, Vinger Som Tok Oss Hjem
DURATA:56:51

Coi Djevel ho sempre avuto un rapporto conflittuale perché, pur grande amante del black metal norvegese, non sono mai riuscito a inserirli nel mio personalissimo pantheon: i Taake avevano già assorbito gran parte della mia voglia di Norvegia con alcuni anni di anticipo e con un’attitudine ben più dirompente, e nel frattempo mi ero già messo ad ascoltare altro. Ma la vita prende spesso pieghe inaspettate e nel 2016 i Djevel cacciano Norske Ritualer, a cui Hoest partecipa come ospite nel terzo brano, e la mia curiosità sulla creatura di Trond Ciekals viene risvegliata; due anni dopo è il turno di Blant Svarte Graner e quindi dell’ingresso in formazione di Faust al posto di Dirge Rep: mi dico che non ho più scuse per non occuparmi di questi signori, men che meno di questo nuovo Tanker Som Rir Natten e della sua copertina bella nella sua semplicità.

La semplicità è la parola che penso meglio racchiuda l’anima con cui Ciekals e compagni si approcciano al black metal: siamo norvegesi, ci piace la natura del nostro Paese, ci piacciono le sue antiche tradizioni e il modo in cui queste si intrecciano al culto del diavolo. La musica che deriva da questa miscela non può che essere maligna, maestosa ed evocativa; in poche parole norwegian black metal, quello che gente come Emperor e Satyricon ha portato in prima linea, quello che i Djevel fanno nelle retrovie, dove si mangia il fango di chi ti precede e si spinge a più non posso. Ciekals (chitarra e voce pulita), Faust (batteria) e il neo-acquisto Kvitrim (voce sporca e basso) non stanno in copertina, stanno quasi alla fine della rivista, ma sono quelli di cui volete leggere.

Tanker Som Rir Natten (pensieri che cavalcano la notte) è un altro bellissimo affresco di quel black metal nobile e magico, che fa sognare noi bimbi cresciuti col tremolo picking nelle orecchie e il poster di Ihsahn e Samoth in cameretta. Sei brani lunghi, titoli lunghissimi e atmosfera a vagonate, la stessa che si respira già molto densa in “Englene Som Falt Ned I Min Seng, Skal Jeg Sette Fri Med Brukne Vinger Og Torneglorier” (i titoli successivi li accorcio per la facilità di lettura di tutti). I Djevel partono piano, lo fanno per costruire il loro quadro gradualmente e con tutti i crismi del caso. Già, perché per quanto sia semplice l’idea di fondo e lo spirito che muove il carrozzone, la musica del trio è comunque molto articolata e viene messa su disco col cesello dei grandi maestri. Come in passato la strada la apre la chitarra di Ciekals, ma l’apporto di Faust e Kvitrim (Black Majesty, Mare e Vemod dovrebbero dirvi qualcosa) nell’aggiungere il proprio immaginario musicale si fa sentire. Su “Maanen Skal Være Mine Øine, Den Skinnende…” fa capolino la chitarra acustica, che si prende tutto lo spazio che serve anche nello stacco strumentale della title track, e in generale la melodia sembra giocare un ruolo ancora più determinante che in passato: pensate allo splendido incedere di “En Krone For Et Øie Som Ser Alt…” e alla solennità che trasuda perfino dalle parti a doppia cassa spianata, con un Faust tecnico ma concreto all’inverosimile. “Naar Maanen Formørker Solen I En Dødelig Dans…” riesce a tenere viva la tensione nonostante il minutaggio cospicuo — che in media viaggia praticamente sui dieci minuti — e a farci vivere il finale con tutta l’epicità che riesce a evocare. In “Vinger Som Tok Oss Over En Brennende Himmel…” Ciekals e compagni chiudono l’album nel modo più titanico possibile, radunando riff e strofe che entrano in testa e non ne escono più: sfido chiunque a rimanere impassibile sullo stacco con voce pulita del quarto minuto e all’immediata ripartenza che ti squarcia in due.

I Djevel zitti zitti, quatti quatti, mettono insieme un settimo disco coi controcoglioni, capace di fare a brandelli tanti parvenu che dicono di suonare black metal ma di fatto lo accarezzano soltanto. In Tanker Som Rir Natten non troverete piume, solo rami di conifere pronti a cadervi addosso mentre, inermi, osservate la luna piena alta nel cielo.

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