DON JUAN MATUS – Más Allá Del Sol Poniente

 
Gruppo: Don Juan Matus
Titolo:  Más Allá Del Sol Poniente
Anno: 2010
Provenienza:  Perù
Etichetta: Golden Procession Records / Espíritus Inmundos
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TRACKLIST

  1. Bajo La Sombra Del Arbol De La Vida Y La Muerte
  2. Kadath / Más Allá Del Sol Poniente
  3. Ectoplasma
  4. Mundo Alterno
  5. Visiones Paganas
  6. Summerland
  7. Espejismos
  8. Verde Nocturno / Las Horas Azules
DURATA: 34:15
 

Il nome Don Juan Matus riporta alla mente il personaggio sciamanico che lo scrittore Carlos Castaneda più volte cita nei suoi romanzi raccontandone brevi trascorsi di vita, a lui evidentemente si sono ispirati i suoi connazionali stoner-doom nella scelta del nome.

Uno sciamano in effetti non poteva che esser la scelta più adatta per rappresentare una direzione musicale, quella dei Don Juan Matus, che fa delle classiche basi di stampo sabbathiano e dell'acido psichedelico da viaggio sconfinato componenti essenziali di un suono multisfaccettato e che passa dal versante rock al territorio più greve vicino al filone metallico con una facilità disarmante.

"Más Allá Del Sol Poniente" è il terzo album, in molti dei casi è quello della consacrazione definitiva per una realtà, in questo posso tranquillamente affermare che la maturità artistica e la struttura delle composizioni così fluida e avvolgente ne fanno un signor disco.

La visione psichedelica e space che i peruviani eseguono con maestria è ben esplicata già nelle battute iniziali del lavoro, "Kadath / Más Allá Del Sol Poniente" dal cantato in lingua madre e dai solchi classicamente settantiani ed "Ectoplasma" dai suoni spettrali e fluttuanti invitano l'ascoltatore a mollare le redini della logica facendosi trasportare in un mare fatto di visioni, allucinazioni suadenti. Queste assumono forma ancor più consistente in una mistica "Mundo Alterno", s'innalzano eteree evocando un vero e proprio rituale in "Visiones Paganas", che come la "The Wicker Man" della Vergine Di Ferro sembra trarre la propria ispirazione dal film del 1973 di Robin Hardy, e mutano in una natura movimentata hard-rockeggiante in "Summerland".

Gli assi nella manica della formazione sono molti, per quanto la musica sia lontano dall'esser originale sprizza personalità, ogni passo imprime una rotta diversa, nell'ultima citata sembra di sentire una versione sudamericana dei Soundgarden a cui è stato aggiunto un additivo stoner di portata non indifferente.

Non si standardizzano, escono dal seminato per rientrarvi dalla porta meno ovvia, ciò fa sì che le minuzie come l'uso dei sintetizzatori in "Kadath", il theremin che ha dato sostanza allo strumentale "Ectoplasma" e si ritaglierà spazio nella conclusiva "Verde Nocturno/Las Horas Azules" e la strana quanto indovinata decisione di proporre un brano in cui la batteria è l'unica protagonista con un assolo di oltre quattro minuti, "Espejismos", estraniante con il suo sviluppo legato esclusivamente alla cassa e ai cimbali, diventino dei collanti fondamentali per le giunture di uno scheletro musicale fragile per il numero elevato di soluzioni immesse, ma che regge alla grande proprio per la capacità dei musicisti di collocarle nel posto e nel momento adatto.

I Don Juan Matus e "Más Allá Del Sol Poniente" sono nettamente un passo avanti rispetto a molti loro colleghi avendo coniugato ottimamente a musica affinata il gusto desertico e l'essenzialità spirituale. Se sentiste l'impellente bisogno di uscire dal vostro corpo e fare una bella passeggiata con la possibilità di guardare il mondo da un punto di messa a fuoco differente, vi saranno di sicuro supporto.

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