Doodswens - Lichtvrees | Aristocrazia Webzine

DOODSWENS – Lichtvrees

Gruppo: Doodswens
Titolo: Lichtvrees
Anno: 2021
Provenienza: Paesi Bassi
Etichetta: Svart Records
Contatti: Facebook  Youtube  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. In Mijn Bloed
  2. Onplaatsbaren
  3. Zwarte Staar
  4. Eindzicht
  5. Ijshelligen
  6. Het Zwartewaterland
  7. Lichtvrees
  8. Lichtvrees II
DURATA: 36:24

Lo abbiamo anticipato nell’ultimo Pillole Di Male nelle scorse settimane, gli diamo il giusto spazio oggi, a pochi giorni dalla fine dell’anno: sto parlando di Lichtvrees, il primo album realizzato da Inge van der Zon e Fraukje van Burg. Le due signore del malae che si celano dietro il monicker di Doodswens saranno sì giovani ma non mancano di carisma e ambizione.

Lichtvrees arriva a due anni dal debutto ufficiale delle due svart olandesine dei nostri cuori marci e ci consegna un’istantanea di una band in ottima forma, tanto sul fronte dell’ispirazione quanto su quello della realizzazione pratica. Otto brani per 36 minuti totali di musica ci assicurano canzoni snelle e concentrate, che non si perdono in fronzoli e ripetizioni, tirando dritto fino alla fine. Gli intermezzi non mancano, a partire dalla seconda “Onplaatsbaren”, forse il brano più destabilizzante del lotto, con la registrazione di un parlato in olandese ricco di malcontento e disprezzo — stando ai toni, visto che il mio neerlandese è pressappoco inesistente.

Da “In Mijn Bloed” ai due atti di “Lichtvrees”, le Doodswens non ci provano nemmeno per sbaglio a innovare quelli che sono i capisaldi del black metal. Il valore intrinseco di Lichtvrees sta nella nuova linfa vitale che torna a far scorrere: sangue nero, figlio degli oltranzismi novantiani più puri e arricchito da rallentamenti e movenze dal piglio depressive (“Zwarte Staar”). A inframezzare le incursioni di Inge e Fraukje, dando un po’ di respiro alla densissima raccolta del duo, ci pensano le sezioni di rumoristica poste in apertura e chiusura dei singoli pezzi: boccate di aria fresca che consentono all’ascoltatore di tornare alla giusta concentrazione per godere appieno della successiva valanga di melma oscura.

Il lato migliore dell’opera, al netto dell’altrettanto ottima performance di Fraukje, è costituito dal lavoro ritmico di Inge van der Zon. Dal suo trono dietro le pelli, inanella una successione dietro l’altra di blast e ritmiche distese, intrigando e rapendo chi ascolta, e tenendo sempre alta la soglia dell’attenzione. La formula ristretta adottata dalle Doodswens sarebbe stata vincente già da sola, ma l’aggiunta di una componente batteristica di così alto spessore valorizza il risultato finale ulteriormente.

Non c’è trucco, non c’è inganno. Lichtvrees non è qui per rivoluzionare la formula del black metal, ma le Doodswens venerano la Fiamma Nera con passione e devozione e il loro primo album ne è la testimonianza più genuina. Tutta a dritta, verso l’anno nuovo, tenendoci stretti con quel desiderio di morte di cui non possiamo — e non vogliamo — davvero fare a meno.