DOOMED – Our Ruin Silhouettes

 
Gruppo: Doomed
Titolo: Our Ruin Silhouettes
Anno: 2014
Provenienza: Germania
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. When Hope Disappears [con Pim Blankenstein]
  2. In My Own Abyss
  3. A Reccurent Dream
  4. The Last Meal [con Andreas Kaufmann]
  5. My Hand In Yours
  6. Revolt
  7. What Remains
DURATA: 54:50
 

I Doomed non sono di certo una sorpresa: il progetto del tedesco Pierre Laube è giunto al terzo disco, creandosi il terreno fertile nel quale far crescere le proprie idee e il modo di esporle. Non è un caso che con "Our Ruin Silhouettes" abbia dato vita a quello che a oggi è il suo miglior album.

La dimensione doom-death metal di base è perlopiù simile a quella che ha dato corpo anche al debutto "The Ancient Path" e al seguente "In My Own Abyss". In questo lavoro si notano però una maggiore consistenza melodica e una deriva malinconica più accentuata: insieme alla strato di dolore grigio scuro perdurante ed ossessivo, sembra infatti che nelle tracce si elevi una sorta di decadente forma di tranquillità che in certo qual senso rasserena, rendendo la costante caduta nell'oblio una discesa lenta e ondeggiante, un po' come una piuma fluttuante che finisce per adagiarsi sul suolo. Questa dualità emotiva innesta una fioca e triste luce all'interno dei brani, diventando percettibile a esempio nell'ottima e mitigata apertura affidata a "When Hope Disappears", nella quale troviamo Pim Blankenstein dietro al microfono, primo dei due ospiti presenti e personaggio sicuramente noto ai più in qualità di cantante di Officium Triste, 11th Hour e dei recenti Cloud.

Come già scritto, i Doomed non rinunciano comunque alla loro parte più estrema: "Revolt" e le ritmiche più rudi e pesanti insite in "The Last Meal" lo mettono in chiaro; in quest'ultimo episodio inoltre fa la sua comparsa il secondo ospite, Andreas Kaufmann (voce di Hatespawn, Charon e degli ormai defunti Impending Doom). Anche se sinceramente è impossibile negare che soprattutto il lavoro svolto dalle chitarre sia stavolta più incentrato sull'infondere melodia ai pezzi che sull'aggredire, si potrebbe quasi affermare che l'angoscia e la frustrazione partorite dalla rabbia che Laube sfoderava con insistenza nel recente passato abbiano ceduto il passo a una consapevolezza dal gusto agrodolce, che ha fatto guadagnare una consistenza più varia alla prova.

Dal materiale consegnatoci da questo "Our Ruin Silhouettes" sembra proprio che la maturazione e l'evoluzione dei Doomed siano in pieno corso. Chissà quindi quali accorgimenti e rifiniture ci regalerà il prossimo album. Viene da chiedersi se punterà ancora di più sul lato dolciastro e armonioso qui ampiamente fuoriuscito o vedrà un ritorno massiccio di quelle tonalità grigie fitte e minacciose degli inizi. Inutile comunque specularci sopra, dato che lo scopriremo quando sarà il momento.

Adesso è il tempo di goderci questo bel disco e magari di partecipare a un'esibizione dal vivo, dato che Laube ha deciso d'intraprendere la via dei live, supportato dai turnisti Frenzy Pfeifer (basso), Andreas Böse (batteria) e Yves Laube (chitarra e voce): con tutta probabilità questo tipo di esibizione renderà ancora più giustizia al perfezionamento compositivo messo in atto del Tedesco, dimostrandovi che i Doomed sono una band che sta crescendo di passo in passo.

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