DOUBLE – WIDE – 18 Miles Of Misery

DOUBLE – WIDE – 18 Miles Of Misery

Informazioni
Gruppo: Double – Wide
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/doublewiderocks
Autore: Mourning

Tracklist
1. Solid Ground
2. Crawler
3. Twin Demon
4. Dead Riwer
5. 18 Wheels Of Misery
6. Hells Redemtion?
7. Devils Ride
8. Sawe Me
9. Holy Diver (A Tribute To Dio)

DURATA: 37:27

E’ cosa divertente ascoltare un disco suonato in stile evidentemente influenzato dal southern metal americano di Pantera, Black Label Society, una spruzzata di C.O.C. e scoprire che la band in questione proviene dall’Irlanda del Nord.
Mi è successo mettendo su il più che discreto seppur rozzo “18 Wheels Of Misery” dei Double Wide, la formazione è innegabilmente derivativa ma riesce a centrare più volte l’obbiettivo infilando una serie di canzoni dal sound cupo e dai tratti aridi coniugati con una vena heavy che li riconduce direttamente agli act citati in testa.
Pestano, fanno scapocciare e sanno far compagnia, infilatevi in macchina e percorrete una strada assolata con i pezzi di questo platter sparati e sarà come trovarsi sulla Route 66.
Il disco si apre con l’intro “Solid Ground” dal pregevole lavoro di chitarra, è però con la titletrack e l’emozionante “Dead River” che i Double Wide cambiano marcia difendendosi alla grande sia dal punto di vista dell’impatto, sia da quello che condensa la voglia e la trasforma in pura espressione musicale, non ci sono hit vere e proprie, queste due tracce rappresentano però insieme alla travolgente “Devils Ride” le migliori prestazioni insite in “18 Wheels Of Misery”.
Si parla comunque di uno step iniziale, il trio dimostra di avere la conoscenza e lo spirito adatti per una maturazione futura e il mood da Jack Daniel’s e bandiera sudista che più volte si percepisce n’è la conferma attestando la fedele dedizione con cui si cimentano nel proporre tale forma di musica.
A conclusione dei giochi i ragazzi ricordano con affetto l’intramontabile figura di Ronnie James Dio coverizzando uno degli inni storici della sua carriera, “Holy Diver” e anche in questo caso se la cavano offrendo una versione rivisitata affine alla natura dell’album ma che non offende o distrugge l’anima della song come fatto in passato da atrocità similari a quella rifilata ai fan dai Killswitch Engage.
Tirando le somme “18 Wheels Of Misery” è ben composto, la voce di Jon è un misto fra l’Heitfield dei veri Metallica e un Phil Anselmo in versione meno rauco/drogaticcia, una volta assimilata l’apprezzerete, si presta bene ai brani, strumentalmente poi i tre sono affiatati, ben coordinati e la produzione per quanto non perfetta calza a pennello per una proposta in parte polverosa come quella dei Double Wide.
Se supportati a dovere e con i mezzi adatti potrebbero dare una svolta in positivo, non so se comporranno mai dei capolavori, posso però affermare con certezza che l’ascoltare un disco come questo può solo far piacere ai seguaci del southern/heavy sound.

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