Draemora - Awakening

DRAEMORA – Awakening

Gruppo:Draemora
Titolo:Awakening
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Ultra Nast Records
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TRACKLIST

  1. Home
  2. Dead Inside
  3. Guilt
  4. Reckoning
  5. Legion Of Scum
DURATA:17:21

I Draemora sono una band di Seattle formatasi verso la fine del 2019 grazie al chitarrista Terry Jenkins, che dopo una defezione dagli Odyssian ha deciso di mettersi in proprio. La sua proposta deve aver convinto l’ex compare Taylor Wood, che si è aggregato al progetto, votando alla causa la propria voce e il proprio basso. A completare la line up, si sono aggiunti anche Max Taylor alla chitarra e Jared Conelie, già batterista dei Jesus Wears Armani.

A fine giugno i Draemora hanno pubblicato sulle piattaforme digitali l’EP di debutto, intitolato Awakening. La copertina dal vago sentore cyber e il nome della band ispirato a The Elder Scrolls (i Dremora sono simpatiche creature maligne che, solitamente, servono entità potenti e malvagie come Sanguine, Principe dell’Edonismo) potrebbero far sospettare di essere di fronte a un album che segue un concept fantasy o devoto ai videogiochi, ma in un’intervista il frontman Terry Jenkins ha chiarito che si tratta, invece, di una serie di brani catartici e ispirati a un periodo buio della sua vita.

Venendo all’aspetto musicale, l’intento di fondo dei Draemora è quello di coniugare death metal fracassante (in questo senso può essere utile immaginare i Revocation con linee vocali che sfrecciano nella direzione del deathcore) con intervalli melodici caratterizzati dal passaggio alla voce pulita. Sulla carta è un piano impeccabile, ed effettivamente all’interno delle cinque tracce che compongono Awakening ogni tanto emergono degli elementi degni di plauso: è il caso dell’intro “Home” che a grandi linee ricorda gli Opeth, oppure del doppio pedale, incessante e caustico soprattutto all’interno di “Dead Inside”.

Accanto a questi lati positivi, però, compaiono alcuni frangenti che non mi hanno convinta totalmente: innanzitutto, le sezioni melodiche assumono spesso un carattere decisamente troppo melenso che rimanda molto ai gruppi metalcore dei primi anni Duemila (in particolare quelle miniere di ballate pseudo-introspettive come Breaking Benjamin e Bullet For My Valentine), cozzando in maniera poco scorrevole con la parvenza aggressiva che la sezione ritmica incalzante e il growl impetuoso creano nelle parti più pesanti (per avere un’idea, un esempio calzante è rappresentato dalla parte iniziale di “Guilt”). In secondo luogo, nonostante si percepisca chiaramente la bravura tecnica dei musicisti, l’impressione è che non abbiano voluto sbilanciarsi eccessivamente in termini di originalità compositiva, creando un lavoro che sembra promettere molto, ma che in realtà finisce per lasciare una certa sensazione di amaro in bocca.

In conclusione, Awakening presenta senza dubbio sia luci che ombre. Considerando tuttavia la buona padronanza degli strumenti di battaglia e che l’EP rappresenta solo il risveglio di questa nuova entità musicale, voglio sperare che il quartetto di Seattle possa fare molto meglio e che, in futuro, riesca a limare gli aspetti poco convincenti.

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