DRAKHER – Rejector

DRAKHER – Rejector

Informazioni
Gruppo: Drakher
Anno: 2009
Etichetta: Australis Records
Contatti: www.myspace.com/drakher
Autore: Mourning

Tracklist
1. Rejector
2. Cold Guillotine
3. Wrecking Age
4. Lights Under The Sea
5. Pulsing Pounding
6. No One Can Break Me Down
7. The Make-Up Of A Clown
8. Human Detector
9. Beyond The Words
10. Alien Human Blend

DURATA: 41:13

DRAKHER - Rejector Il Sud America stavolta non è di metal estremo che mi porta a scrivere ma di una realtà attiva ormai da quasi una decade e che ha come imprinting l’heavy classico a tinte scure.
Le linee guida che caratterizzano il sound dei cileni Drakher sono quelle delineate in passato da Judas Priest, Accept e King Diamond, la formazione dopo un debutto nel 2005, “Primal Machine”, si è data un po’ di tempo per dare alla luce il secondo disco, “Rejector”, uscito nel 2009 per Australis Records.
Nati come cover band dei Priest, il salto di qualità e la passione che mettono nel suonare il genere che amano ha fatto sì che aprissero per gli Angra dando così sin da subito una discreta visibilità a questo ultimo lavoro, il platter è decisamente più inquadrato con le ritmiche di chitarra e il sound di batteria più definito e curato rispetto al passato.
Le influenze sono talmente palesi che se l’opener e titletrack è un chiaro ed elementare esempio di heavy metal con tanto di ritornello canticchiabile, con “Cold Guillottine” e “Lights Under The Sea” non negano certo una netta quanto piacevole somiglianza con gli act citati soprattutto nella prova vocale di G. Warlock che dimostra d’avere una forte personalità nel cingersi a certe note alte.
Il drumming di Walter Tölg viene esaltato in una “The Make Up Of A Clown”, breve strumentale, che dopo un avvio improntato sulle chitarre classiche da possibilità al batterista di sfogarsi confluendo nella successiva “Human Detector”, sette minuti che fra cambi di tempo e buone linee dietro al microfono regalano uno dei migliori episodi di “Rejector”.
Brani come “Wrecking Age”, “Beyond The Words” e “Alien Human Blend” (uscita antecedentemente come singolo nel 2006) non aggiungono nulla al già corposo piatto offerto mentre “Pulsing Pounding” contiene forse il riffato più duro e tendente al thrashy in certi attimi che ne caratterizzano l’incedere.
E’ una formazione matura quella dei Drakher, oltre i componenti della line-up evidenziati non si può non sottolineare la vena compositiva di Alex Jr alle chitarre e il supporto che Ivan Andrews ha dato con il proprio basso alle basi, un platter completo e capace di farsi valere se confrontato con altri dello stesso stile.
Se l’heavy classic vi piace e gli act citati nel testo, come dovrebbe essere per ogni appassionato di questo filone, sono per voi un must offrite l’occasione ai Drakher di entrare fra i vostri ascolti, teneteli d’occhio.

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