DRAWN INTO DESCENT – The Endless Endeavour

Gruppo:Drawn Into Descent
Titolo:The Endless Endeavour
Anno:2019
Provenienza:Belgio
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Dystopia
  2. Wither
  3. Death…
  4. … Embrace Me
  5. The Endless Endeavour
DURATA:45:09

Non avendo ascoltato il debutto eponimo dei Drawn Into Descent risalente a quattro anni fa, il primo approccio a The Endless Endeavour è stato abbastanza spiazzante: per qualche ragione infondata mi aspettavo qualcosa in stile puramente depressive o quasi. Il secondo lavoro del gruppo belga e primo su Avantgarde Music racchiude invece una serie di influenze ricollegabili al filone post-metal e blackgaze.

Quello che mi trovo tra le mani è un album variopinto — a patto che le tinte usate vadano dal nero al blu notte della copertina — e a tratti elegante, debitore di Lantlôs e gruppi affini; un album in cui la malinconia regna sicuramente sovrana, ma che lascia qualche barlume di speranza qua e là, la classica luce in fondo al tunnel che in questa sede è però irraggiungibile.

Dal punto di vista compositivo, i Nostri riescono a donare una buona varietà ai brani, tra passaggi più ritmati e cadenzati e altri molto più dilatati, caratterizzati da quell’enfasi diffusa tipica dei generi sopracitati: le chitarre, assolute protagoniste, si muovono più su arpeggi di ampio respiro che su ritmiche serrate, e anche quando queste ultime prendono il sopravvento l’approccio è comunque piuttosto lasso. La voce, altra protagonista del lavoro, consiste invece in uno scream che si piazza a metà strada tra i latrati di un imberbe Varg Vikernes e la disperazione di Neige degli Alcest.

Il punto dolente del disco, così come di tanti altri di genere affine, è l’incapacità — a tratti — di mantenere alta l’attenzione di chi ascolta: l’endeavour in questione è effettivamente un po’ endless, l’indubbio gusto compositivo non riesce a sopperire alla mancanza di soluzioni che di tanto in tanto fa sì che le canzoni si trascinino un po’ forzatamente.

The Endless Endeavour, tuttavia, è ben lungi dall’essere un disco scadente o poco godibile: la sostanza c’è ed è presentata in maniera ottima, sicuramente un netto passo avanti rispetto al debutto (soprattutto per quanto riguarda i suoni). L’unica colpa dei Drawn Into Descent è quella di aver scelto un genere sostanzialmente già sviscerato in lungo e in largo: il prossimo passo è riuscire a rendere il tutto più personale ed evitare i saltuari momenti di ristagno.

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