DREAMS AFTER DEATH – Embraced By The Light

 
Gruppo: Dreams After Death
Titolo: Embraced By The Light
Anno: 2011
Provenienza: Ungheria
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST

  1. Genesis
  2. Funeral
  3. Meeting With The Ancestors
  4. The Endless Time
  5. From Time Immemorial
  6. Outer Space
DURATA: 57:38
 

Non è facile affermarsi all'interno del mondo funeral doom, non è facile perché il genere è di quelli non proprio di semplice ascolto; perché ci sono alcuni colossi che vengono copiati con costanza, senza però avere un reale ricambio; perché questo modo di inabissare i sentimenti, avvolgendoli all'interno di un sacco nero e spedendoli nelle più recondite profondità abissali, non è roba per chiunque, sia per quanto riguarda il lato compositivo che il solo entrarvi in contatto.

András Illés è un giovane ungherese alla prima uscita ufficiale, non tenendo conto del demo "Genesis Demo" del 2010, ed è il suo album "Embraced By The Light" a regalare uno degli ultimi lavori più belli e stranamente poco celebrati del 2011. Prendete la scuola finnica di Thergothon, Shape Of Despair e Colosseum, aggiungete un pizzico di Russia con i Comatose Vigil, puntate il Brasile con gli Helllight, l'Inghilterra con gli Esoteric e gli U.S.A. con gli Evoken, miscelatele e avrete compreso il modo di animare le canzoni dell'artista in questione.

È raro avere fra le mani un disco che sia così coinvolgente, nero, drammatico e malinconico tanto da sfiorare molto da vicino i capolavori rilasciati dai maestri dello stile. I nostrani (EchO) in parte si sono avvicinati a quel valore, tuttavia "Embraced By The Light" li sorpassa in curva, seppur di poco, grazie a una prestazione strumentale accurata, a un lavoro certosino nell'esibire il growl e alla capacità d'incanalare un'atmosfera in pieno sviluppo nella quale la luce diviene un puro riflesso dell'ombra. A queste doti viene poi in supporto una produzione praticamente perfetta.

La lamentela classica di chi segue la scena con costanza è «belli sì, ma quanto sono derivativi»: ecco, per quanto sia veritiera nel 90% dei casi, questa frase è adattabile solo in parte a questo progetto solista. È evidente che la maniera con la quale András si pone nei confronti del genere sia inevitabilmente nota, è altrettanto vero però che le soluzioni e le combinazioni adottate si sposano con una personalità che non è del tutto inglobata dal fattore già sentito. Le tracce possiedono un battito proprio e ciò si percepisce. Ogni canzone potrebbe esprimere una precisa situazione: "Genesis" è un viaggio nell'angoscia più pura; "Funeral" è arrendevolezza carica di tristezza dolciastra; "Meeting With Ancestors" è ancestrale, uno sguardo rivolto al passato che con teatralità melodica scandisce lo scorrere di un tempo che interminabile non concede riposo in "The Endless Time", la quiete apparente delle partiture ambient infatti fa affiorare una instabilità dilagante.

Le facce del doom estremo e tombale si tingono di gotico, di classico, vengono di volta in volta alternate, riprese, elaborate e con "From Time Immemorial" è l'aspetto sinfonico a dire la sua. Il pezzo è di quelli monumentali, il gelo di un'era ormai passata che torna a impossessarsi degli attimi a lei rubati. Infine dopo cotanta bellezza "Outer Space" — unico strumentale in un disco che fa delle sezioni strumentali l'arma di distruzione di massa — impone la chiusura, scivolando con grazia intrisa di melancolia nell'oblio.

Se non aveste ancora inteso l'antifona, "Embraced By The Light" è da possedere in originale, András Illés ha velleità artistiche ambiziose e se il buon giorno si vede dal mattino (o dal funerale che passa sotto casa) si sta incamminando sulla via che conduce alla grandezza. Starà quindi a lui confermare di voler far parte di quel circolo di eletti che ci costa un piacevole botto di soldi, a noi invece il piacere-dovere di supportarlo.

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