DROPBUNNY – IO | Aristocrazia Webzine

DROPBUNNY – IO

Informazioni
Gruppo: Dropbunny
Titolo: IO
Anno: 2012
Provenienza: Australia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/dropbunny
Autore: Mourning

Tracklist
1. Plummet
2. Irredeemebly Fucked
3. CDFA
4. Portrait Of A Young Man As A Shithead
5. The Nightmare From Which You Cannot Awaken
6. Another Lost Kid
7. Exit Sub
8. Hits Limbo From A Great Height
9. This Relentless Momentum
10. Jumped
11. Gimpman Cometh
12. Beat
13. Pentagonal Plywood Prison
14. Arch
15. Inchoate
16. The Architecture Is Wrong
17. Voices
18. There Is Nothing Here And It Screams

DURATA: 1:11:55

Il nu-metal non era morto? Devo essermi sbagliato. Mi è capitato fra le mani il disco degli australiani Dropbunny e vi posso assicurare che di tutto si tratta tranne che di una release adatta a chi ascolta pseudo musica in stile Limp Bizkit e Linkin Park.
Il combo composto da ben sette canguri si esibisce in una miscela molto primitiva e schizofrenica, le basi sono quelle di band a noi note, nel sound sono presenti i vecchi Korn, i vagiti iniziali degli Slipknot ipnotici, la malattia dei Mudvayne di “L.D.50”, qualcosa degli American Head Charge di “The War Of Art” e le atmosfere dei Deftones che si combinano con partiture impazzite amalgamate con fraseggi jazz, aperture folkloristiche (sitar, violino etc..), hardcore, un pizzico d’elettronica e lievi principi di math. Forse la carne al fuoco è anche sin troppa, la cottura e il gusto però non sono per nulla male.
“IO”, titolo del loro secondo disco, ancora una volta rilasciato tramite pratica d.i.y., potrebbe avere più significati, la cover infatti presenta la nuca di un uomo al quale è stato installato un interruttore e quindi le due lettere servirebbero come accensione e spegnimento del cervello. È altresì vero che leggendo i testi in più di un pezzo si denota l’interfaccia fra la realtà quotidiana e quella computerizzata, tanto da poter interpretare quell’unione di simboli come un’ipotetica sequenza di 1 e 0 del codice binario, una serie di comandi in questo caso direttamente impartiti alla corteccia cerebrale.
Da queste premesse comprenderete che il lavoro della formazione sia tutt’altro che innovativo, la derivazione è costante e percettibile, il genere poi nel quale sono “incastrati” è forse quello che dispone di una libertà compositiva particolarmente fittizia, dato che il termine stesso, nu-metal”, vuol dire tutto e niente. Eppure i Dropbunny se la cavano in maniera egregia calcando la mano su certi cliché come la contrapposizione alla voce urlata molto in stile Chad “Kud” Gray, soluzioni in clean che sfiorano lidi Maynard e altri addirittura simil-grunge e i costanti cambi d’umore interni ai brani che si tingono o meno di metallico favorendo o escludendo gli innesti “alternativi”. Si tratta di campi sui quali di battaglie ne sono state combattute molte e questa di “IO”, per ciò che si è ascoltato nel genere in questi ultimi anni, è sicuramente una delle migliori interpretazioni di ciò che resta di un panorama ormai stilisticamente deserto e ridotto a produrre album per quattordicenni dotati di ritornelli che farebbero imbarazzare anche la peggior Britney Spears. Forse è una diatriba vinta su di un terreno sin troppo a portata di mano ma non si può negare che i musicisti abbiano le idee chiare e piena coscienza del come vadano sviluppate.
Per quanto però la proposta cerchi in varie occasioni di prolungare la sua capacità di attrarre grazie a una prestazione multiforme, come già avvenuto in passato anche per alcune realtà citate lo spettro della noia è lì dietro l’angolo, silenzioso e per fortuna non perdurante. È una sensazione passeggera ma inevitabile dato che arrivati a metà della tracklist l’ascolto perderà, seppur in minima parte, la freschezza e il fascino delle battute iniziali, attestandosi con frequenza su livelli sia emotivi che compositivi ben oltre la media pur se proprio a causa dei troppi rimandi e collegamenti a chi li ha preceduti non arriverà quel quid necessario a fare la differenza tra una compagine di buoni mestieranti e una band da acquisto immediato.
Vi segnalo attimi di cacofonia e ipnotismo in “Inchoate” e “Another Kid Lost”, vi invito a scoprire il legame che unisce la conclusiva e delirante “There Is Nothing Here And It Screams” all’aggressiva opener “Plummet” e aggiungo un paio di tracce quali “Hits Limbo From A Great Height”, “Pentagonal Plywood Prison” e “Irredeemebly Fucked” che per la natura più sfaccettata o per la violenza nuda e cruda si fanno rispettare e ascoltare.
Tirando le somme, “IO” è in possesso delle argomentazioni adatte a intrigare coloro che per un motivo o per l’altro riescono ancora a trovare in questo sub-mondo musicale degli elementi validi, del resto è evidente che i Dropbunny non assecondino nessuna moda né tantomeno abbiano il pensiero di farlo, sono decisamente fuori dalle logiche di mercato e dalle prospettive di vendita anche per una colonia produttrice di liquame industriale qual è la scena americana, nella quale di sicuro riuscirebbero a far breccia, scena che purtroppo tra rimasugli del suddetto genere e “metalcorschifezze” ha prodotto tanti di quegli aborti da inondare un pianeta dell’universo a vostra scelta: più grande è più siamo sicuri possa contenere tale immondizia. Date loro fiducia.